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Integrazione a Riace: l’Italia che sa accogliere

settembre 14, 2015 by Italo 

In un periodo storico come questo dove i cittadini dei paesi europei si dividono tra chi è a favore e chi è contro l’accoglienza dei migranti, dove in quasi tutte le capitali europee – non esclusa Bratislava – si alternano manifestazioni e marce, l’esempio che il piccolo comune di Riace offre ai principali leader europei è emblematico.
Come citano numerosi cartelli, Riace è considerato il “paese dell’accoglienza”, è il paese dove vivono persone di circa 22 nazionalità differenti, è un paese che ha saputo trasformare i migranti in risorsa preziosa per la cittadinanza e per l’intero comune. Attribuire la fama del paese solamente al ritrovamento dei due celebri Bronzi nel 1972 sarebbe riduttivo: sicuramente Riace è assurto agli onori della cronaca dopo la scoperta dei celebri Guerrieri nei fondali marini, ma a partire dalla fine degli anni ’90 il paese ha saputo svilupparsi e crescere grazie anche ad un’amministrazione lungimirante ed efficiente.
Come racconta lo stesso sindaco Domenico Lucano, alla fine degli anni ’90 il comune di Riace contava circa 500 persone, si trattava di un “paese fantasma” dove ormai “immaginare un futuro era diventato impossibile” dal momento che la maggior parte della popolazione aveva iniziato a emigrare dall’entroterra verso la marina. In quel periodo però sono iniziati ad arrivare nel piccolo comune della costa jonica reggina navi cariche di curdi, siriani e turchi. All’epoca non esistevano ancora l’emergenza rifugiati né l’allarme immigrazione. Da quel momento su proposta

In un periodo storico come questo dove i cittadini dei paesi europei si dividono tra chi è a favore e chi è contro l’accoglienza dei migranti, dove in quasi tutte le capitali europee – non esclusa Bratislava – si alternano manifestazioni e marce, l’esempio che il piccolo comune di Riace offre ai principali leader europei è emblematico.

Come citano numerosi cartelli, Riace è considerato il “paese dell’accoglienza”, è il paese dove vivono persone di circa 22 nazionalità differenti, è un paese che ha saputo trasformare i migranti in risorsa preziosa per la cittadinanza e per l’intero comune. Attribuire la fama del paese solamente al ritrovamento dei due celebri Bronzi nel 1972 sarebbe riduttivo: sicuramente Riace è assurto agli onori della cronaca dopo la scoperta dei celebri Guerrieri nei fondali marini, ma a partire dalla fine degli anni ’90 il paese ha saputo svilupparsi e crescere grazie anche ad un’amministrazione lungimirante ed efficiente.

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Come racconta lo stesso sindaco Domenico Lucano, alla fine degli anni ’90 il comune di Riace contava circa 500 persone, era diventato un “paese fantasma” dove ormai “immaginare un futuro era diventato impossibile” dal momento che la maggior parte della popolazione aveva iniziato a emigrare dall’entroterra verso la marina. In quel periodo però sono iniziati ad arrivare nel piccolo comune della costa jonica reggina navi cariche di curdi, siriani e turchi. All’epoca non esistevano ancora l’emergenza rifugiati né l’allarme immigrazione. Da quel momento su proposta dell’allora consigliere di minoranza Lucano, l’amministrazione ha deciso di accogliere i profughi appena arrivati nelle case abbandonate del paese e di istituire delle borse-lavoro dedicate a loro. Nel giro di poco tempo, un paese ad elevata età media e destinato a spopolarsi ha invece ritrovato vita. I migranti sono stati impiegati nelle cooperative sociali di raccolta e smaltimento rifiuti, e hanno anche recuperato le antiche botteghe e gli antichi mestieri dell’artigianato locale.

Come scrive Giulia Polito sul Corriere della Sera, lo scenario che si apre una volta giunti a Riace è sorprendentemente piacevole e accogliente: vi sono infatti vasi ricavati da tronchi d’albero colmi di fiori, un’arena dipinta con i colori della pace, un parco con giostre e giochi per bambini, murales dedicati alla multiculturalità e anche un cartello in cui sono elencate tutte le nazionalità presenti nel paese.

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Volendo approfondire il perché a Riace si sia realizzata questa esperienza positiva di convivenza tra migranti e italiani, è opportuno considerare che il comune è stato uno dei primi in Italia ad aderire al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR). Tale programma nasce nel 2001 come Programma Nazionale Asilo messo in atto dall’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), il Ministero dell’Interno e l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI). Tra gli scopi del programma vi è la costituzione di una rete di accoglienza che accompagni i richiedenti asilo durante tutto l’iter del riconoscimento dello status e la predisposizione di interventi in sostegno dell’integrazione dei rifugiati. Tra gli oltre 400 progetti territoriali messi in atto figura quello posto in essere dal comune di Riace, che ha dimostrato come i migranti a volte possano rappresentare parte della soluzione del problema e non un mero problema. Secondo quanto prevede il Sistema SPRAR, gli enti locali a livello territoriale garantiscono infatti interventi di “accoglienza integrata” che superano la mera distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, di accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico (tratto da http://www.sprar.it/index.php/chi-siamo). Nel caso specifico del comune di Riace poi, si è voluto dare un’importanza particolare all’integrazione dei migranti nel paese, facendo di essi un’occasione di rinascita e sviluppo dello stesso.

Purtroppo anche in questa realtà di Riace ci sono stati degli ostacoli dal momento che in occasione di una campagna elettorale del poi rieletto sindaco Lucano è arrivata la ndrangheta in paese. Ma l’impegno della cittadinanza non si è fermato nonostante le intimidazioni, e come riporta nuovamente il sindaco Lucano “a prescindere da tutto è il messaggio di umanità che ci interessa e che abbiamo voluto lanciare da queste terre”.

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