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Condividere, una soluzione vantaggiosa

luglio 9, 2015 by Italo 

Viviamo da tempo in una situazione di stallo, di crisi che, a più riprese, si protrae dal 2007.
Ma, cosa vuol dire essere in crisi?
Vivere una crisi economica, significa affrontare uno status in cui i drammatici cambiamenti dell’economia creano gravi difficoltà per tutti. C’è chi usa tale fenomeno come giustificazione ad ogni mancanza, ad ogni deficienza, vivendo in modo passivo, subendo le conseguenze, definendosi vittima di un periodo storico sfavorevole. C’è chi, invece, affronta la circostanza con destrezza, cercando un nuovo punto di partenza.
Al centro del dibattito sulle possibili vie d’uscita dalla crisi economica che attanaglia l’Europa, oggi troviamo anche il tema della “Sharing Economy”, che si traduce in italiano con l’espressione “economia della condivisione”, anche se non è ancora stata trovata una precisa definizione per etichettare la tendenza. La Sharing Economy nasce da chi ha deciso di non fermarsi, da chi analizza lo scenario economico secondo un’ottica aziendalistica, da chi sceglie di prendere il coltello dalla parte del manico. A grandi linee, si tratta di un nuovo approccio economico che promuove forme di consumo più consapevoli, basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà. La diffusione della Sharing Economy è supportata dall’impasse che i modelli tradizionali di scambio e redistribuzione stanno attraversando e dalla crescente invadenza dei social media e delle nuove tecnologie. Questa nuova forma di consumo, infatti, è frutto di un approccio più resiliente e partecipativo della cittadinanza e sta aprendo nuove occasioni di sviluppo e crescita economica. Risorse come l’automobile, la casa per le vacanze, la bici, spesso non vengono utilizzate per lunghi periodi. Condividendole otteniamo un doppio vantaggio: rendere socialmente utili noi stessi e fruttuosi i nostri beni, i quali diversamente, sarebbero lasciati all’usura. La condivisione non interessa solamente i beni materiali, ma si estende sino alle risorse intangibili. Molte persone possiedono skills o conoscenze delle quali altri potrebbero servirsi, se solo sapessero dove reperirle. L’economia della condivisione favorisce lo spostamento di queste capacità inutilizzate e ci invita ad essere più efficienti, ad essere ingegnosi, ad essere generosi. Sebbene in Italia si sottenda il culto del possesso in ogni abitudine – la casa di proprietà, le aziende familiari, persino l’ordinamento giuridico di tipo “civil law”- i tempi ci inducono ad “avere” più che a “condividere” –

Viviamo da tempo in una situazione di stallo, di crisi che, a più riprese, si protrae dal 2007.

Ma, cosa vuol dire essere in crisi?

Vivere una crisi economica, significa affrontare uno status in cui i drammatici cambiamenti dell’economia creano gravi difficoltà per tutti. C’è chi usa tale fenomeno come giustificazione ad ogni mancanza, ad ogni deficienza, vivendo in modo passivo, subendo le conseguenze, definendosi vittima di un periodo storico sfavorevole. C’è chi, invece, affronta la circostanza con destrezza, cercando un nuovo punto di partenza.

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Al centro del dibattito sulle possibili vie d’uscita dalla crisi economica che attanaglia l’Europa, oggi troviamo anche il tema della “Sharing Economy”, che si traduce in italiano con l’espressione “economia della condivisione”, anche se non è ancora stata trovata una precisa definizione per etichettare la tendenza.

La Sharing Economy nasce da chi ha deciso di non fermarsi, da chi analizza lo scenario economico secondo un’ottica aziendalistica, da chi sceglie di prendere il coltello dalla parte del manico. A grandi linee, si tratta di un nuovo approccio economico che promuove forme di consumo più consapevoli, basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà.

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La diffusione della Sharing Economy è supportata dall’impasse che i modelli tradizionali di scambio e redistribuzione stanno attraversando e dalla crescente invadenza dei social media e delle nuove tecnologie. Questa nuova forma di consumo, infatti, è frutto di un approccio più resiliente e partecipativo della cittadinanza e sta aprendo nuove occasioni di sviluppo e crescita economica. Risorse come l’automobile, la casa per le vacanze, la bici, spesso non vengono utilizzate per lunghi periodi. Condividendole otteniamo un doppio vantaggio: rendere socialmente utili noi stessi e fruttuosi i nostri beni, i quali diversamente, sarebbero lasciati all’usura. La condivisione non interessa solamente i beni materiali, ma si estende sino alle risorse intangibili. Molte persone possiedono skills o conoscenze delle quali altri potrebbero servirsi, se solo sapessero dove reperirle. L’economia della condivisione favorisce lo spostamento di queste capacità inutilizzate e ci invita ad essere più efficienti, ad essere ingegnosi, ad essere generosi.

Sebbene in Italia si sia ancora attaccati al culto del possesso, radicato in ogni abitudine  (la casa di proprietà, le aziende familiari, persino l’ordinamento giuridico di tipo “civil law”), i tempi ci inducono a “condividere” più che ad “avere” e si sta rilevando un crescente consenso di fronte a questo nuovo fenomeno.

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