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Il caso Vahostav

maggio 4, 2015 by Italo 

Da qualche settimana a questa parte l’impresa di costruzioni Vahostav si è ritrovata al centro di uno scandalo. Il Primo Ministro slovacco, Robert Fico, in un primo momento, non ha dato troppo peso alla faccenda, mentre attualmente sta cercando di correre ai ripari con un piano di emergenza per tutelare i creditori, garantiti e non, sollevando dall’incarico di gestire la situazione il Vice-Presidente del Parlamento, Jan Figel.
L’impresa Vahostav deve centinaia di milioni di euro a piccole e medie imprese con cui ha collaborato negli ultimi tempi. Lo scorso 14 Aprile, il Consiglio di Gabinetto, ha proposto un programma, che dovrebbe essere finanziato da un’imposta speciale sulle banche commerciali, per consentire allo Stato l’acquisto in blocco delle quote della Vahostav. Gli esperti in materia hanno sollevato molte critiche verso la soluzione proposta, per questo motivo il Primo Ministro sta cercando un accordo con la Slovak Guarantee and Development Bank (SZRB), al fine di ripagare i creditori non garantiti per una quota che vada dal 40 al 50% del debito complessivo, con possibilità di rivendicare la restante parte del debito sui futuri profitti della Vahostav, in cambio di quote della stessa per la SZRB.
Come dichiarato dal Ministro della Giustizia slovacco: “L’obiettivo principale dell’emendamento, proposto dal Primo Ministro, è quello di prevenire il danneggiamento dei creditori durante i procedimenti di bancarotta e di ristrutturazione, rafforzando la responsabilità di coloro che aprono un’attività”. Tale necessità si sarebbe palesata proprio attraverso il caso Vahostav.
Allo stesso tempo, il Ministro delle Finanze, Peter Kazimir, ha anche dichiarato: ”Non siamo preparati all’acquisto di crediti da società di comodo”, e gli esperti di diritto sospettano che la soluzione proposta non risolverà il problema delle ristrutturazioni sleali all’origine, ma che anzi darà spazio agli abusi da parte dei creditori, ponendoli, in maniera troppo forte,  in una posizione di vantaggio.
Si tratterebbe di una proposta inefficace in quanto non prevede alcuna sanzione reale contro i proprietari, secondo quanto affermato da Radovan Pala, dello studio legale Taylor Wessing. Pala aggiunge che è possibile ottimizzare i profitti e che gli azionisti potrebbero ricevere denaro dalle aziende senza dipendere dai redditi delle stesse e, quindi, dal pagamento dei dividendi.

Da qualche settimana a questa parte, l’impresa di costruzioni Vahostav si è ritrovata al centro di uno scandalo. Il Primo Ministro slovacco, Robert Fico, in un primo momento, non ha dato troppo peso alla faccenda, mentre attualmente sta cercando di correre ai ripari con un piano di emergenza per tutelare i creditori, garantiti e non, sollevando dall’incarico di gestire la situazione il Vice-Presidente del Parlamento, Jan Figel.

L’impresa Vahostav si è indebitata per centinaia di milioni di euro con piccole e medie imprese con le quali ha collaborato negli ultimi tempi. Lo scorso 14 Aprile, il Consiglio di Gabinetto, ha proposto un programma, che dovrebbe essere finanziato da un’imposta speciale sulle banche commerciali, per consentire allo Stato l’acquisto in blocco delle quote della Vahostav. Gli esperti in materia hanno sollevato molte critiche verso la soluzione proposta, per questo motivo il Primo Ministro sta cercando un accordo con la Slovak Guarantee and Development Bank (SZRB), al fine di ripagare i creditori non garantiti per una quota che vada dal 40 al 50% del debito complessivo, con possibilità di rivendicare la restante parte del debito sui futuri profitti della Vahostav, in cambio di quote della stessa per la SZRB.

Come dichiarato dal Ministro della Giustizia slovacco: “L’obiettivo principale dell’emendamento, proposto dal Primo Ministro, è quello di prevenire il danneggiamento dei creditori durante i procedimenti di bancarotta e di ristrutturazione, rafforzando la responsabilità di coloro che aprono un’attività”. Tale necessità si sarebbe palesata proprio attraverso il caso Vahostav.

Allo stesso tempo, il Ministro delle Finanze, Peter Kazimir, ha anche dichiarato: ”Non siamo preparati all’acquisto di crediti da società di comodo”, e gli esperti di diritto sospettano che la soluzione proposta non risolverà il problema delle ristrutturazioni sleali all’origine, ma che anzi darà spazio agli abusi da parte dei creditori, ponendoli, in maniera troppo forte,  in una posizione di vantaggio.

Si tratterebbe di una proposta inefficace in quanto non prevede alcuna sanzione reale contro i proprietari, secondo quanto affermato da Radovan Pala, dello studio legale Taylor Wessing. Pala aggiunge che è possibile ottimizzare i profitti e che gli azionisti potrebbero ricevere denaro dalle aziende senza dipendere dai redditi delle stesse e, quindi, dal pagamento dei dividendi.

Per un approfondimento: The Slovak Spectator

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