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Antropocene: una possibile soluzione ai problemi ambientali

aprile 9, 2015 by Italo 

« In natura non esistono disoccupati e neppure rifiuti. Tutti svolgono un compito e gli scarti degli uni diventano materia prima per altri. »
(Gunter Pauli )

“In natura non esistono disoccupati e neppure rifiuti. Tutti svolgono un compito e gli scarti degli uni diventano materia prima per altri”.

- Gunter Pauli -

Vivendo in un pianeta finito, cioè limitato nelle sue risorse e nella sua capacità di sopportare l’emissione di rifiuti, non è possibile continuare a crescere all’infinito, ovvero ad esasperarne le potenzialità e ad introdurvi materie nocive per l’atmosfera, la terra e le acque. Nonostante ci si trovi di fronte ad un’evidenza lampante, dai connotati matematici, questo concetto non permea ancora totalmente la nostra cultura. Da tale mancanza, sono nate innumerevoli proposte volte al superamento della cosiddetta „Red Economy“, incentrata sul prodotto e ossessionata dai profitti, a favore di un modello di sviluppo ecosostenibile, che contemperi efficientemente gli interessi dell’uomo e dell’ambiente.

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Sulla scia della Green Economy, che prevede una riduzione delle emissioni di CO2 entro un limite accettabile tramite investimenti a tutela dell’ambiente, è nata la Blue Economy che, ambiziosamente, prevede di arrivare a zero emissioni di CO2, dando valore alle sostanze precedentemente sprecate. Infatti, la Blue Economy prende ispirazione proprio dal funzionamento degli ecosistemi naturali, nei quali nulla è sprecato e tutto viene riutilizzato, trasformando i rifiuti di un ciclo in materie prime di un altro ciclo.

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“Ci renderemo conto prima o poi che il problema da risolvere non è quello di generare meno scarti, bensì di non sprecare gli scarti prodotti”, afferma Gunter Pauli, ideatore del concetto di Blue Economy.

Tra le strategie delineate dall’Unione europea, ha notevole rilevanza la cosiddetta Blue Growth, ovvero la strategia a lungo termine per supportare una crescita sostenibile nel settore marino e marittimo. Due terzi del pianeta sono coperti da oceani e mari. Se venissero gestiti responsabilmente, potrebbero rappresentare un’importante risorsa per il cibo, l’energia e, allo stesso tempo, si garantirebbe la protezione dell’ecosistema per le generazioni future. La Commissione europea ha presentato un piano di innovazione per sfruttare le risorse dell’oceano in modo sostenibile e per sviluppare crescita e nuovi posti di lavoro in Europa. Le azioni concretamente proposte sono: la creazione di un sistema che garantisca una facile accessibilità ai dati marittimi, la creazione di una mappa a multi-risoluzione dei fondali delle acque europee, la realizzazione di una piattaforma di informazioni sulla ricerca marina e l’istituzione di un business forum scientifico sulla Blue Economy.

Anche l’Italia é coinvolta in prima persona nel progetto. Il Sottosegretario al Ministero dell\’Ambiente, Silvia Velo, ha recentemente sottolineato il coinvolgimento attivo degli stakeholders italiani, oltre che del mondo della scienza e della ricerca, e ha indicato i parametri per la definizione del buono stato ambientale dei mari, identificando traguardi ambiziosi attraverso i quali raggiungerlo. Tutto ciò per sviluppare sostenibilmente le attività economiche legate alle nostre acque, avendo cura, al contempo, della loro tutela.

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