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Il lavoro nel mercato unico europeo

marzo 6, 2015 by Italo 

Da alcuni anni a questa parte è andata affermandosi, all’interno del territorio dell’Unione Europea, la sempre più diffusa possibilità per tutti i cittadini comunitari di lavorare all’estero. In concreto, per chi cerca lavoro in un altro stato membro dell’Unione Europea è importante conoscere i propri diritti di cittadino. L’articolo fornirà una breve introduzione alle recenti normative europee in materia di lavoro, i suggerimenti, le nuove opportunità e le informazioni necessarie.

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Ultime novità normative per chi cerca un lavoro in un paese dell’UE diverso dal proprio.

  • Indennità di disoccupazione: Si può continuare a ricevere l’indennità di disoccupazione per almeno 3 mesi dal paese in cui si ha lavorato da ultimo, fino ad un massimo di 6 mesi, a seconda dell’ente che la eroga. Si può fare soltanto se: si è in stato di disoccupazione completa  (non parziale o intermittente) e si ha diritto all’indennità di disoccupazione nel paese in cui si è perso il lavoro.

Quando si arriva nel nuovo paese ospitante, bisogna: iscriversi come persona in cerca di lavoro presso i servizi nazionali per l’impiego entro 7 giorni dalla data in cui si è revocata la propria disponibilità presso i servizi per l’impiego del paese che si è lasciato, presentare all’atto dell’iscrizione il modulo U2 (ex modulo E 303) ed acconsentire ad eventuali verifiche effettuate sui richiedenti nel paese ospitante, come se si beneficiasse di una indennità di disoccupazione da parte di tale paese.

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Se si desidera rimanere più di 3 mesi all’estero, si deve chiedere un’estensione al servizio nazionale per l’impiego al paese in cui si ha perso il lavoro, spiegando il motivo della richiesta. È importante convincere il servizio competente che si ha buone possibilità di trovare un lavoro nel paese ospitante, altrimenti potrebbe negare l’estensione.

  • Posti di lavoro nella pubblica amministrazione: In quanto cittadini dell’UE, si ha il diritto di lavorare in un altro paese dell’UE, anche come dipendente pubblico, ad esempio, presso imprese statali, enti pubblici e amministrazioni pubbliche. Si tratta di solito di posti nel servizio diplomatico, nelle forze armate, nelle forze di polizia e di sicurezza, nel settore giudiziario e nell’amministrazione fiscale. Anche in tali settori, comunque, le posizioni che non implicano l’esercizio di pubblici poteri devono essere aperte ai cittadini di altri paesi dell’UE.

  • Permessi di lavoro: In quanto cittadini dell’UE, generalmente non si è tenuti ad avere un permesso di lavoro per lavorare nei vari paesi dell’Unione Europea. Nell’UE i lavoratori autonomi non hanno bisogno di un permesso di lavoro.
  • Tassazione: Non esiste una normativa europea che stabilisca come tassare il reddito (salario, pensione, prestazioni, proprietà, successioni, donazioni o altre fonti di reddito) dei cittadini dell’UE che vivono, lavorano o soggiornano al di fuori del loro paese di origine. Vi sono solo leggi nazionali e trattati fiscali bilaterali tra paesi, che però non prevedono tutte le eventualità e variano notevolmente. Per maggiori info riguardanti le tassazioni nei vari paesi dell’UE si può visitare il link: http://europa.eu/youreurope/citizens/work/taxes/income-taxes-abroad/index_it.htm

  • Disoccupazione e indennità: I regimi di sicurezza sociale variano notevolmente all’interno dell’Europa, e ogni paese dell’UE è libero di decidere in maniera autonoma come impostare il proprio sistema previdenziale.La normativa europea stabilisce tuttavia con quale regime nazionale si sia assicurati quando sono in gioco due o più paesi, ad esempio se si ha vissuto o lavorato in un paese dell’UE diverso dal proprio. Per saperne di più: http://europa.eu/youreurope/citizens/work/unemployment-and-benefits/index_it.htm

Secondo i più recenti dati dell’Unione Europea, si è registrato, negli ultimi decenni, un evidente trend in crescita per quanto riguarda lo spostamento di merci e persone, sempre più interconnessi tra loro, all’interno del mercato unico europeo. Questo fatto comporta che le economie comunitarie nel loro complesso rappresentino un modello di cooperazione e un aggregato sociale ed economico tra i più prosperi al mondo.

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