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L’Italia di cui nessuno parla

febbraio 16, 2015 by Italo 

Molto spesso, l’Italia, nella comunità internazionale, viene descritta e citata sulla base di alcuni elementi negativi, quali ad esempio l’elevato debito pubblico e la ripresa che ancora stenta a decollare dalla fine dell’ultima crisi finanziaria. Tuttavia, a fianco di queste dure e reali difficoltà, non vengono spesso citati molti aspetti positivi del secondo Paese manifatturiero in Europa o della terza economia dell’eurozona. Un Paese, l’Italia, che è stato, negli ultimi 20 anni, uno dei più virtuosi in Europa e nel mondo e che ha contribuito attivamente all’istituzione dell’Unione Europea.

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Uno degli indici di sicuro più rassicuranti e positivi dell’economia italiana è il basso rapporto deficit/PIL, che risulta essere addirittura tra i più bassi in Europa, trovandosi al di sotto della soglia massima del 3%, condizione che ha portato alla conseguente chiusura della procedura d’infrazione.

Un altro indicatore molto promettente risulta essere l’avanzo primario, cioè la differenza tra le entrate e le uscite pubbliche al netto delle spese per gli interessi sul debito, che occupa la seconda posizione dietro soltanto alla Germania e ben al di sopra delle altre maggiori economie europee e mondiali.

Riguardo l’elevato valore del debito pubblico sarebbe invece opportuno sottolineare che, nonostante la crisi, il rapporto tra il PIL e il debito pubblico è cresciuto a un tasso tra i più bassi al mondo nelle maggiori economie e tutto questo anche grazie all’ottimo avanzo primario che ha attutito gli effetti dell’ultima crisi, evitando di scaricare tutto il suo peso sul debito pubblico. Le previsioni, comunque, riportano un declino significativo del rapporto debito/PIL a partire dal 2016.

Un’analisi della Commissione Europea sulla sostenibilità delle economie facenti parte dell’eurozona ha stimato che il debito pubblico italiano è tra i più sostenibili nel lungo termine. La misura di questa sostenibilità è stata stimata sulla base del divario tra la posizione strutturale di bilancio di ogni paese e la posizione di bilancio sostenibile ideale.

Inoltre, l’Italia, a seguito della grave crisi di qualche anno fa risulta essere stata il 3° Paese contributore per aiuti versati ai fondi salva-stati EFSF-ESM, essenziali nel fornire assistenza finanziaria a quei Paesi, come Grecia, Irlanda, Cipro e Portogallo, che si sono trovati sull’orlo della bancarotta durante la crisi. Secondo la Banca d’Italia, il contributo versato ai fondi è stato di circa 60 miliardi di euro.

Sempre in materia di aiuti finanziari, è doveroso anche ricordare che durante la crisi, le banche italiane sono risultate essere le meno esposte, richiedendo di conseguenza un ammontare di aiuto pubblico di soli 4 miliardi di euro, a differenza dei 250 richiesti dalle banche tedesche o ai 165 di quelle britanniche.

Infine, per concludere l’analisi sui dati meno conosciuti del Bel Paese, è utile ricordare che l’Italia, nonostante le vistose difficoltà che oggi presenta, è ancora in grado di fornire opportunità, innovazioni, beni di alta qualità e di lusso, esportati e apprezzati in ogni angolo del mondo: fashion, cibo e tanto altro ancora, sono a tutt’oggi colonne portanti di un Paese ferito e indebolito, ma con la forza e l’orgoglio di rinascere come ha sempre fatto nella sua storia.

Fonte: dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, disponibili al sito www.mef.gov.it (febbraio 2015).


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