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La mia Milano giovane e sostenibile

marzo 1, 2012 by Italo 

Giuliano Pisapia è il primo Sindaco di Milano alla guida di una coalizione di centro sinistra dopo quasi vent‘anni di amministrazioni di centrodestra nel capoluogo Lombardo. Col saper pensare positivo ha conquistato molti giovani che gli hanno dato un massiccio supporto in una campagna spontanea online. A Milano vuole riportare gioia e valori che lo accompagnano da quando è entrato in politica degli anni 70. In quegli anni, confessa nella nostra intervista per la rivista della CCIS – EST, il suo impegno era più sul fronte sociale che politico. I valori che non sono mai cambiati negli anni sono la solidarietà per chi ha davvero bisogno e l’impegno per il lavoro.

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Come è cambiato il tessuto industriale lombardo in questi ultimi anni? Quali sono le caratteristiche delle PMI che sopravvivono e, semmai, crescono, durante questo periodo di crisi?

Recentemente ci è stato fornito un dato da Confartigianato, che segnalava quasi 74.000 nuove imprese in vari settori, come green economy, ristorazione e alimentazione di qualità. In un momento difficile come questo resistono alla crisi quelle imprese che hanno saputo innovare e che hanno continuato a puntare sulla qualità e sulle competenze dei dipendenti. È evidente che c’è bisogno di un intervento del Governo per sostenere la crescita. Le proposte contro la crisi presentate sino ad ora sono decisamente insufficienti.

Quali sono le principali criticità, secondo la sua esperienza, che le PMI italiane e quelle Lombarde si trovano ad affrontare in questa delicata fase di crisi congiunturale e cambiamento strutturale?

La situazione generale di certo non è buona. Di recente è stato presentato l’Annuario statistico regionale del 2011, con i dati relativi alla Lombardia, ma Milano non pare fare eccezione: dalla riduzione del reddito delle famiglie (-5% contro il -3,3% di media nazionale) al tasso di disoccupazione al 5,6%, superiore di due punti rispetto a dieci anni fa. Tra le principali criticità che le Pmi italiane e lombarde si trovano ad affrontare, ci sono sicuramente un’internazionalizzazione inadeguata, un alto indebitamento, gli alti oneri finanziari, la mancanza di innovazione di prodotti e servizi offerti e anche i troppi familiari a carico di alcune aziende di famiglia. La Lombardia, inoltre, ha dovuto affrontare una seconda tipologia di crisi, quella delle imprese fallimentari. Nella terza tipologia rientrano, poi, le criticità finanziarie, dove bisognerebbe intervenire con azioni di sostegno al credito e all’internazionalizzazione. Per quanto riguarda nello specifico la situazione del commercio, è impietosa la fotografia scattata da ConfCommercio: negli ultimi 10 anni il reddito pro capite della famiglie italiane sarebbe sceso del 3,6% medio e i risparmi sarebbero praticamente dimezzati, mentre i consumi sono in caduta libera e la spesa pro capite delle famiglie è calata, con una pressione fiscale che da 10 anni è sempre sopra la media europea. Secondo questi dati, dunque, la recessione è un rischio concreto e da parte del Governo non sono più tollerabili né rinvii né annunci.

Una “Milano più giovane“ è stato uno degli slogan della sua candidatura. Puntare sui giovani vuol dire puntare sul futuro della città. Ad oggi la situazione è poco rassicurante tra lavoro precario e costo della vita elevato. Molti ragazzi emigrano verso paesi e città in cui si arriva e si rimane per scelta, dove la viabilità funziona, si può trovare un lavoro sicuro ed una casa a prezzi ragionevoli per formare una famiglia. Quale è il suo progetto di Milano più giovane?

Abbiamo intenzione di fare tutto quel che è nelle nostre possibilità per convincere i ragazzi a rimanere a Milano. Partendo da questo presupposto, è appena nato un censimento dei talenti emigrati all’estero o tornati in Italia, all’interno del progetto “Welcome Talent!”, per capire di cosa hanno bisogno i nostri “talenti” del futuro. Per aiutare i più giovani abbiamo anche incaricato il nostro Osservatorio sul Mercato del Lavoro perché faccia un’indagine quali-quantitativa del fenomeno stage a Milano. I dati serviranno per il progetto di creare un incentivo per quelle imprese che aprivano percorsi di stage “di qualità”, che garantiscono sia un rimborso spese, sia un reale percorso formativo. Inoltre, c’è in progetto una forma di microcredito per studenti che cercano un alloggio in città e agevolazioni fiscali per chi arriva con regolari contratti e a costi non offensivi. Vogliamo che non ci siano più stanze vicino alle Università che costano 500 euro al mese, magari in nero. Infine, anche dal punto di vista della mobilità sostenibile, ci stiamo muovendo perché questo principio diventi parte della cultura sociale. Abbiamo cominciato con l’attivare la linea di autobus notturni e per il futuro c’è un progetto di ampio respiro per una ciclabilità diffusa.

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Il 64% dei giovani italiani non crede nella politica. Quanto ritiene sia importante investire sui giovani al fine di uscire da questa crisi che non è solo economica ma anche di valori?

I giovani sono il futuro. Sarà anche una banalità, ma di questi tempi non sembra che sia chiaro a tutti. Quindi, investire su di loro per risollevarsi dalla crisi sarebbe la prima e più importante cosa da fare. E, per riacquistare la loro fiducia e per mettere in atto delle azioni concrete di sviluppo, l’unico metodo è mettere in pratica la buona politica, unico vero antidoto contro cattiva politica e anti-politica.

Da uno studio di Assolombarda è emerso con chiarezza come il territorio milanese sia fra i più ricchi in Italia quanto a concentrazione di competenze energetiche ed ambientali, con imprese che operano in tutte le filiere dell’”economia verde”. Milano ha secondo lei le potenzialità per qualificarsi come capitale di una Green Economy di rilevanza internazionale? La riqualificazione delle aree “post Expo“ non potrebbe rappresentare una opportunità in tal senso?

Milano si è concretamente candidata per diventare la Smart City italiana. Si sono infatti da poco conclusi i bandi per presentare progetti per una città sostenibile. I vincitori verranno presentati alla Commissione Europea nell’ambito di un’iniziativa che si propone di rendere le città europee più efficienti dal punto di vista dell’energia, dei trasporti, dell’informazione, delle tecnologie di comunicazione, dello sviluppo economico e delle politiche sociali. Le aree Expo sono definite anche per il futuro, quando diventeranno nuovi spazi al servizio della collettività.


Quanto vengono valorizzati gli asset turistici della cià di Milano e quali strategie di implementazione prevedete per promuoverli anche all‘estero, per esempio in Repubblica Slovacca?

Milano è una città che ha un importante rilievo turistico, ma che troppo spesso non è percepita e vissuta come tale. In questo senso intendiamo sviluppare i suoi punti di forza e utilizzare Expo 2015, a cui molti paesi hanno già aderito e a cui son certo aderirà anche la Repubblica Slovacca, come occasione per innovarli e arricchirli: dalla valorizzazione dell’immenso patrimonio storico, culturale e artistico al sostegno per il turismo congressuale, dalla moda allo shopping, dai divertimenti alla ristorazione. Per quanto riguarda la promozione all’estero, è prevista la partecipazione a importanti fiere del settore, la promozione attraverso il Portale del Turismo di Milano e le iniziative con partner istituzionali o privati nei mercati di riferimento. A questo proposito, l’intera area del Centro Europa è un mercato molto importante, anche per le promettenti relazioni economiche già esistenti, soprattutto con le situazioni più dinamiche, come è certamente il caso della Repubblica Slovacca.

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