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Luca Zaia intervistato dalla CCIS parla di unità tra imprese e regione per fare “massa critica”

settembre 12, 2011 by Italo 

Luca Zaia primopiano_bandiera

La regione tra valorizzazione del locale e competizione globale. Questo il filo conduttore tra le domande che abbiamo posto a Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto dal 2010. Le risposte? Reti di impresa, modello veneto, “fare massa”, BRIC, banda larga, biodiversità, turismo sostenibile. Buona lettura!

Originario di Colegnano (provincia di Treviso), e laureato in veterinaria, Zaia intraprende la carriera politica come Consigliere Comunale nel 1993 a Godega di Sant’Urbano. Nel 1998, a soli trent’anni, diventa il più giovane Presidente di Provincia (quella di Treviso) eletto in Italia. Dieci anni dopo, nel 2008, viene nominato dal Governo Berlusconi Ministro per le Politiche Agricole, carica che manterrà fino alla attuale nomina elettorale.

Reti di Impresa in Veneto: come stanno a salute?

Le  previsioni lasciano sperare in un 2011 migliore. In particolare le ultime indagini di mercato rilevano finalmente segni di tenuta del settore manifatturiero  e della subfornitura, pesantemente segnati dalla crisi. Le politiche aziendali messe in atto sono orientate a ottimizzare i costi, all’innovazione e a sviluppare alleanze tra imprese. Qui sta la forza delle reti d’impresa, soprattutto nel Veneto che è tuttora caratterizzato da un fitto tessuto di PMI. Del cosiddetto modello veneto bisogna quindi continuare a mantenere la flessibilità con cui ha sempre saputo porsi nei confronti dei mercati, che oggi però sono diventati globali.

Globalizzazione ed Internazionalizzazione hanno rappresentato, prima dell’inizio della crisi economica, le maggiori sfide ed opportunità per le imprese Italiane e non solo. Come hanno reagito e stanno reagendo le imprese Venete a questa opportunità? Quali capacità hanno implementato?

L’avvento della globalizzazione ha rappresentato per l’imprenditoria veneta non solo una sfida verso l’esterno, cioè sul piano della competitività nazionale e internazionale, ma anche la necessità di un ripensamento “interno” del proprio sistema produttivo. Stiamo ancora assistendo ad un graduale passaggio dalla storica realtà distrettuale a quella reticolare, vale a dire dal fenomeno dei distretti produttivi veneti formati da un insieme di imprese unite dalla stessa appartenenza geografica ma soprattutto dalla medesima produzione, a un modello di sviluppo più dinamico e differenziato tra le componenti dell’insieme, dove ognuna concorre in parte alla creazione di un prodotto unico in grado di proporsi con autorevolezza nei mercati internazionali.

Globalizzazione e internazionalizzazione, quindi, hanno obbligato il tessuto produttivo veneto delle piccole e medie imprese a “ripensarsi”, non certo sul piano dell’efficienza e della genuina capacità aziendale, quanto sulla necessità per ogni settore di fare squadra, per poter accreditarsi sui mercati internazionali come un’unica e più forte entità, in grado di disporre di investimenti consistenti, di maggiori capacità di sviluppo produttivo, di più potere contrattuale, di un accesso al credito meno problematico, potendo così far fronte a commesse più impegnative e più in generale alla competitività dei grandi gruppi italiani ed esteri.

Quale supporto dalla Regione?

L’obiettivo di fare “massa critica” da parte delle aziende venete deve essere supportato dalla Regione sia in termini legislativi, sia per quanto concerne il sostegno economico, in particolare attraverso l’operatività della sua finanziaria “Veneto Sviluppo”.

Quali mercati esteri rappresentano una reale opportunità per l‘industria veneta e perché?

I mercati esteri verso i quali la nostra industria deve guardare per conquistare nuove fette di mercato non possono essere che quelli che godono di prospettive di crescita economica più interessanti e che ovviamente sono gli stessi che già oggi rappresentano la schiera più agguerrita sul fronte della competitività produttiva. Brasile, Russia, India e Cina, i Paesi che compongono il cosiddetto BRIC,  sono tra i più popolosi al mondo e quelli ad avere uno dei più alti tassi di crescita, ma sono anche uno straordinario bacino di nuove opportunità, soprattutto per chi, come il Veneto, è in grado di esportare prodotti di qualità, originali, frutto di un’esperienza costruita dal dopoguerra ad oggi e che non può essere facilmente riproducibile.

Crisi Economica, sopravvivere è certamente una sfida difficile, si possono intravedere anche opportunità per le imprese venete? Quali strategie adotta o può adottare il governo regionale a tal proposito?

Come amministrazione regionale, per favorire questa capacità abbiamo impostato politiche finalizzate a semplificare la burocrazia:

  • - snellire le procedure per le agevolazioni finanziarie a favore delle PMI (vedi l’attivazione di appositi fondi di rotazione gestiti, con un procedura “a sportello” sempre aperta, dalla finanziaria regionale Veneto Sviluppo spa);
  • - operare creativamente con interventi di “ingegneria finanziaria”, pensati per le PMI che sono scarsamente patrimonializzate; concedere incentivi per l’attività di  ricerca e sviluppo e per l’aumento della qualità in impresa; incentivare la diffusione della “banda larga”;
  • - sviluppare le reti aziendali sul territorio.

Abbiamo poi a disposizione una serie di strumenti d’intervento coordinati come mai finora. Anche attraverso un migliore utilizzo dei fondi strutturali europei, puntiamo soprattutto su ricerca e innovazione per creare ulteriore crescita e occupazione. La Regione del Veneto è quindi impegnata a fianco del tessuto produttivo veneto per sostenerlo in questa fase di cambiamento e transizione, che deve condurre ad uno sviluppo forte e più incentrato sulla qualità e sull’innovazione. Saranno questi i veri assi per vincere la competizione mondiale degli anni futuri. Il sistema produttivo regionale ha saputo reagire alla crisi e continua oggi a farlo, innovando e rinnovandosi di fronte alle sfide imposte dal mercato globale.

Da Ministro dell‘Agricoltura a Governatore di una Regione molto importante per il settore agricolo. Cambio di prospettiva o naturale conseguenza di una carriera incentrata sulle politiche agricole regionali e del paese?

Anche se quando sono stato nominato Ministro dell’Agricoltura non me lo aspettavo, direi che certamente la mia precedente esperienza amministrativa nell’ambito dell’agricoltura e del turismo hanno pesato sulla scelta del Governo centrale. Oltre che, ovviamente, i miei studi universitari, visto che mi sono laureato in Scienze della produzione animale, un corso della facoltà di veterinaria.

L’agricoltura è sempre stato un tema prioritario nella mia azione, oltre che nella visione del movimento politico al quale appartengo, la Lega Nord. Il settore agricolo è strategico per lo sviluppo dei territori, in particolare in un paese come l’Italia. E certamente è centrale in una regione come il Veneto. Rimane quindi uno dei settori in cima alla nostra agenda.

Quale sviluppo prevede per il settore agricolo Veneto nel mercato globalizzato odierno? Su quali leve bisogna puntare?

Noi crediamo in una agricoltura tradizionale, territoriale, fondata sulle eccellenze e sulla biodiversità, espressione dell’identità di una comunità; non crediamo negli Ogm, negli interessi delle multinazionali, nelle omologazioni che pure alcuni interessi vorrebbero far passare. E pensiamo che su questo bisogna puntare per rimanere attivi in un contesto come quello attuale: la tipicità, l’unicità e la qualità della nostra agricoltura identitaria come valore aggiunto per vincere sul mercato globale.

Cosa si sta portando con sé dal 1993, anno del suo primo ingresso in un Consiglio Comunale, ad oggi? Cosa ha invece raccolto per strada e cosa ha preferito abbandonare?

Porto con me fin dall’inizio l’esempio di concretezza, sacrificio e abnegazione che mi ha insegnato mio padre, l’amore per il Veneto e la convinzione che qualsiasi scelta debba esser fatta rispettando il contratto sociale stretto con il popolo. Ho raccolto qualche successo – innanzitutto la vittoria a Bruxelles sulle quote latte e, dunque, sulle burocrazie europee – ma, inevitabilmente, anche qualche sconfitta: quelle fanno parte del curriculum di qualsiasi politico.

Diciamo poi che non ho lasciato con particolare rimpianto certi meccanismi di palazzo che ho trovato a Roma, anche se l’esperienza al Ministero è stata bellissima e ho incontrato molte persone preparate e perbene, con cui ho condiviso un pezzo di strada.

Il Turismo è da sempre un‘opportunità economica spesso, purtroppo, poco sfruttata. Quanto vengono valorizzati gli asset turistici dalla Regione Veneto e quali strategie di implementazione prevedete per promuoverli anche all‘estero, per esempio in Repubblica Slovacca?

Ho il piacere di segnalarle che l’economia turistica vale oltre 12 miliardi di euro di fatturato e che le strutture ricettive della regione, ai vari livelli, registrano ogni anno oltre 60 milioni di presenze, e di que-ste 36 milioni sono turisti che provengono dall’estero. Questo significa che 14 milioni di persone ogni anno vengono a trovarci, e di queste quasi 8,5 milioni sono stranieri. È di gran lunga il primato nazionale italiano.

Da alcuni anni abbiamo fortemente intensificato la promozione in tutto l’Est europeo, anche con presenze dirette nelle piazze di numerose città della nostra proposta di accoglienza, che è fatta di mare, Dolomiti, Lago di Garda, Parchi naturali, città d’arte (per semplicità cito solo Venezia), cultura diffusa, il più grande bacino termale europeo (quello dei colli euganei), oltre ovviamente a una cucina di eccellenza mondiale fatta di prodotti di assoluta qualità, accompagnata, me lo lasci dire, dai vini più buoni del mondo. Tutto questo in un contesto di sicurezza e di servizi di accoglienza e sanitari che sono ai più alti livelli europei e mondiali. Ed è di questi giorni l’approvazione in Giunta regionale del disegno di legge per una riforma globale del settore turistico, che mira a creare un turismo sostenibile con un forte taglio imprenditoriale.

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