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Intervista al Presidente del Parlamento Slovacco: quando lo stato può fare impresa, e quando no!

settembre 26, 2011 by Italo 

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“Lo Stato non dovrebbe occuparsi di faccende che possono essere fatte dal settore privato [...] Al contrario, lo Stato deve essere presente dove è necessaria la solidarietà. Ad esempio, il finanziamento dell’istruzione.” In un esclusiva intervista per la nostra rivista Est, Richard Sulík, Presidente del Parlamento della Repubblica Slovacca dal luglio 2010, da il proprio punto di vista su argomenti come il rapporto stato-impresa, gli investimenti esteri e la controversa questione dei finanziamenti europei alla Grecia.

La sua è una prospettiva particolare, visto il suo passato da imprenditore e la conoscenza del tessuto imprenditoriale italiano in Slovacchia (tanto da vederlo presente alla Cena Sociale della CCIS dello scorso novembre)

L’elezione di Richard Sulík a Presidente del Parlamento è avvenuta meno di due anni dopo la nascita del suo partito politico di stampo liberale, SaS, entrato a far parte della coalizione dopo le elezioni parlamentari nel giugno 2010. Il suo è un passato da imprenditore: nei primi anni 90 ha fondato la catena Fax-Copy, divenuta il più importante fornitore di servizi e prodotti per gli uffici. A capo della società è rimasto fino al 2001.

Nel novembre 2002, ancora studente al quinto anno di economia, ha proposto all’allora Ministro delle Finanze Ivan Mikloš la bozza della riforma del sistema fiscale che introduceva la flat rate nel sistema fiscale slovacco. Nell’ottobre del 2003 la riforma è stata approvata dal Parlamento in tutti i suoi punti.

Perché ha deciso di entrare in politica?

Ho lavorato nel mondo degli affari per quasi tredici anni. Si tratta di un periodo abbastanza lungo da rendere questa esperienza completa. Il mondo della politica è completamente diverso. Se dovessi fare un confronto, direi che in politica vigono regole parzialmente diverse. La politica è molto meno efficace si perde molto tempo e si fanno, molte volte, accordi dietro le quinte. Comunque, è un ambito in cui è possibile cambiare le regole, e direi che sia questo il motivo principale per cui ho deciso di intraprendere questo percorso avendo la possibilità di cambiare le regole a livello nazionale.

È soddisfatto?

Sicuramente sì.

Lei è un economista. Potrebbe descrivere brevemente la Sua visione di come dovrebbe operare lo Stato in relazione alla sfera privata?

Lo Stato non dovrebbe occuparsi di faccende che possono essere fatte dal settore privato. Ciò significa, prima di tutto, fare affari. Ad esempio, lo Stato non dovrebbe essere proprietario di una ditta che assicura il trasporto ferroviario di merci. Un’attività del genere può essere svolta anche da una società privata. Non dovrebbe nemmeno creare relazioni contingenti di cui può essere un esempio Stavebne Sporenie. Forse vedrei spazio per quanto detto prima in relazione ai cosiddetti monopoli naturali. Ciò non comprende, però, la produzione dell’elettricità. La parte produttiva delle centrali elettriche slovacche l’avrei venduta subito, mentre il settore della distribuzione, ove è necessaria una regolamentazione piuttosto forte e dettagliata, non può essere affidata ai privati.

Al contrario, lo Stato deve essere presente dove è necessaria la solidarietà. Ad esempio, il finanziamento dell‘istruzione. Tutti pagano imposte sul reddito a seconda del loro livello salariale, ma tutti ricevono la stessa istruzione. Il settore privato non riuscirebbe ad assicurare un servizio simile. Un altro settore che necessita della presenza dello Stato è l‘esercizio del potere coercitivo, cioè il monopolio sul controllo delle forze di sicurezza. Non si può pretendere che le imprese private mandino qualcuno in galera. C’è una linea di demarcazione tra il settore pubblico e quello privato.

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La disoccupazione è uno dei maggiori problemi in Slovacchia. Secondo le stime degli esperti non può essere risolto in prospettiva di breve o medio termine a causa dell’incapacità della crescita economica slovacca di creare nuovi posti di lavoro.

Sono d’accordo che l’attuale crescita non crei nuovi posti di lavoro, ma non sono d’accordo con l’affermazione che questo è il problema più grande in Slovacchia. Io credo che la questione dei rom e della giustizia siano le maggiori sfide con le quali il paese deve confrontarsi.

Tuttavia, la disoccupazione è un grosso problema da affrontare. Va notato che lo Stato non è in grado di ridurre direttamente la disoccupazione, semplicemente perché non è possibile assumere altri impiegati statali. Lo Stato può, invece, creare le condizioni affinché le imprese prosperino e gli investitori stranieri vogliano venire in Slovacchia e non in un paese vicino. Il problema della disoccupazione deve essere quindi colto in questo senso e noi, nell‘esercizio delle nostre funzioni, cerchiamo di farlo. In primo luogo, cerchiamo di far approvare una riforma sul sistema contributivo che dovrebbe semplificarlo notevolmente. Da gennaio dell’anno prossimo potremmo diventare un leader europeo in questo settore. Poi ci sono altri fattori che potrebbero migliorare l‘ambiente imprenditoriale e di cui si occupa il mio collega Juraj Miškov al Ministero dell’Economia.

Uno di questi fattori, anche se di competenza di un altro ministero, è il codice del lavoro. La sua riforma incontra problemi nella fase finale di approvazione. Alcune persone stanno cominciando ad essere scettiche. Sarà possibile realizzare un miglioramento dell‘ambiente imprenditoriale oppure la situazione politica in Slovacchia non è al momento così favorevole come negli anni 2002 – 2006?

Tra il 2002 ed il 2006 c’è stato certamente un clima più favorevole per attuare delle riforme simili. Comunque, non sempre è un fatto positivo. Sono state attuate anche delle riforme inadatte, proprio perché era facile farle. Chi non faceva riforme all’epoca, dava l’impressione che non stesse facendo nulla.

Non vedo quindi il clima attuale come uno svantaggio significativo. Per quanto riguarda il codice del lavoro, bisogna ricordare che il codice del lavoro entra nelle relazioni tra due soggetti privati. Datore di lavoro e dipendente. Possiamo lasciare questo tipo di accordo tra questi due soggetti? Un esempio tipico è il salario minimo. Se qualcuno è disposto a lavorare per meno di un salario minimo, perché lo Stato dovrebbe intromettersi o impedirglielo? Il codice del lavoro dovrebbe quindi essere ridotto al minimo, oppure le regole contenute in esso dovrebbero essere applicate, salvo diverso accordo tra le parti.

Ad esempio, esiste un premio del 100% per il lavoro durante i giorni festivi. Io non precluderei al datore di lavoro e lavoratore di accordarsi diversamente. Potrebbe essere anche 60% o 120%. Dall’altra parte, in una situazione come quella attuale, in cui c’è l‘elevata disoccupazione in Slovacchia, il datore di lavoro gode ovviamente di una posizione più forte. E potrebbe anche approfittarne. La liberalizzazione del codice del lavoro deve allora andare di pari passo con la riduzione del tasso di disoccupazione. Fondamentale è creare le condizioni che favoriscano la crescita dell’occupazione.

La metà del PIL slovacco è rappresentata da capitali stranieri. Qual’è la Sua opinione in materia di aiuti agli investitori stranieri?

La Slovacchia è chiaramente un paese interessante per gli investitori, altrimenti non sarebbero qui. Comunque credo che ci sia un ampio spazio per rendere il nostro Paese ancora più attraente per gli investitori. Un metodo è quello di migliorare l’ambiente imprenditoriale. Questo va incontro non solo agli investitori stranieri, ma a tutti.

Logicamente ne consegue che io personalmente sono contro gli aiuti di Stato, non solo per gli investitori stranieri, ma per tutti. Lo Stato non dovrebbe dare i soldi direttamente a qualcuno per convincerlo a venir qua ed assumere personale, ma dovrebbe creare le condizioni grazie alle quali le imprese preferiranno venire in Slovacchia invece che andare in altri paesi. Inoltre io personalmente rifiuto gli incentivi agli investimenti ma anche le agevolazioni fiscali, soprattutto perché li ritengo ingiusti, e perché creano un vantaggio competitivo iniquo. Sono convinto che siamo in grado di compensare con le migliori condizioni per le imprese. Stiamo preparando un insieme di misure che devono essere approvate quest‘anno e che dovrebbero migliorare in modo significativo l‘ambiente imprenditoriale a partire dal gennaio 2012. Dopodiché non dovrebbero essere più necessari incentivi agli investimenti.

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L‘Italia contribuisce con una quota significativa all‘economia slovacca. Si tratta di uno dei più grandi investitori. Pensa che le relazioni commerciali con l‘Italia potrebbero intensificarsi? In caso affermativo, in quale direzione?

Le relazioni tra l’Italia e la Slovacchia sono già abbastanza forti e sono anche buone. Direi che non c’è altro paese con il quale sono cosi intensamente in contatto nell’esercizio della mia funzione. In un periodo relativamente breve sono stato due volte a Milano ed ero presente alla cena dei membri della Camera di Commercio Italo – Slovacca a Bratislava. Più volte ho incontrato Mr. Ruzzini e Mr. Jaquotot, presidente del consiglio di VÚB Banca, . Quindi le relazioni tra i due paesi ci sono e quando una società italiana incontra un problema, basta farsi sentire. Poi entrano in gioco i politici, eliminando, ad esempio, alcuni ostacoli giuridici. Si cerca di fare proprio questo. Ed ancora una volta, ciò non solo per quanto riguarda gli imprenditori stranieri o pochi imprenditori selezionati, ma per quanto riguarda tutte le imprese.

Ha chiaramente affermato di non sostenere il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) così com’è. Non pensa che aiutare i paesi a rischio di bancarotta significhi salvare l’intero sistema finanziario d’Europa, e cioè i soldi dei risparmiatori?

Penso che il denaro dei contribuenti slovacchi non debba essere usato per salvare le banche francesi e tedesche. Penso che la Grecia dovrebbe semplicemente dichiarare l’insolvenza, se questa è inevitabile. Gli Slovacchi non dovrebbero entrare in questa fase.

È tutto concatenato. Se non salviamo la Grecia, falliscono alcune banche tedesche. Se non si salvano le banche tedesche, soffriranno risparmiatori in Germania. Molto più economico ed anche più equo sarà, se lo Stato tedesco si impegnerà direttamente a salvare i risparmiatori tedeschi. Vuol dire che nel caso, in cui due milioni di tedeschi perderanno i loro risparmi, lo Stato tedesco si impegnerà a rimborsare i loro risparmi perduti. Una banca non fallisce immediatamente. Il MESF avvalora solamente le promesse di politici irresponsabili che promettono mari e monti agli elettori, tipo la tredicesima mensilità della pensione o che si può uscire illesi dalla crisi. I politici che seguono il credo “tanto verrà qualcuno a salvarci” producono deficit enormi.

Noi pensiamo, prima di tutto, che le regole debbano essere rispettate. I Criteri di Maastricht, l‘articolo 125 del Trattato di Lisbona, le direttive interne della Banca Centrale Europea. L’Unione Europea ha violato tutto questo. L‘Unione Europea ha respinto l‘ingresso della Lituania nella zona euro a causa dello 0,07% del deficit (questo significa che non era al 3%, ma al 3,07%), e poi ha sostanzialmente violato tutte le regole che poteva violare. Semplicemente non possiamo assecondare un comportamento del genere. In alcuni paesi politici irresponsabili spendevano il denaro più delle possibilità dello Stato, e gli elettori che li hanno votati probabilmente lo capiranno. È semplice. Non credo che il crollo della Grecia possa minacciare seriamente l’euro o provocare la disintegrazione della zona Euro. Se la Grecia o il Portogallo hanno difficoltà nei pagamenti, dichiarino l’insolvenza. Diventino membri del Club di Parigi dove si fa un accordo di rinegoziazione e la vita va avanti.

Perché la Slovacchia dovrebbe avere un piano B per un possibile cambio dall‘euro od un’altra moneta?

Questo non è correlato allo stato di insolvenza della Grecia, ancora meno al MESF. Dovremmo essere preparati al caso in cui un certo numero di paesi, diciamo cinque o sei che hanno un rating pari a Tripla A, semplicemente non saranno più disposti a salvare ed a sovvenzionare il sistema, e creeranno una propria moneta. E la Slovacchia dovrebbe essere preparata a questo. In quel caso non dovremmo rimanere nel sistema originale perché probabilmente ci sarà una forte svalutazione. Esistono varie alternative ed il paese dovrebbe essere preparato.

Il fatto che la metà del PIL slovacco è costituita da capitali stranieri suggerisce che la Slovacchia è percepita come un partner affidabile. D‘altra parte, c’è molto spazio per migliorare. Possiamo far riferimento all‘ambiente imprenditoriale o alla giustizia che è probabilmente il più grande problema della nostra società.

Quale consiglio darebbe ad un investitore italiano che intende fare affari in Slovacchia o nella regione d’Europa centrale?

In questo contesto sembrerà scontato, ma gli consiglierei di entrare nella Camera di Commercio Italo-Slovacca perché la Camera è in grado di fornire un supporto solido ed affidabile. Penso che non tutte le Camere di commercio lavorino in modo così efficiente come quella italiana, almeno per quanto riguarda i contatti. Sarebbe questo il mio consiglio. Ma poiché da anni non lavoro più nel mondo degli affari, preferisco non sbilanciarmi troppo nel dare consigli ad altri.

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