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L’Italico tra lingua, cultura e soft power

gennaio 26, 2011 by Italo 

Più volte abbiamo definito gli Italici come un’aggregazione transnazionale, unita da valori consolidati in secoli di civiltà italica. Durante il seminario “La norma in movimento, quale italiano insegnare?”, si è partiti dalla lingua italiana classica fino a quella più moderna delle chat room e di Facebook.

Ideato ed organizzato dal Cefis, Centro di Formazione Italo-Slovacco, il seminario si è svolto il 21 e 22 gennaio, accogliendo un attento pubblico di insegnanti privati, universitari e delle scuole superiori.

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Nel pomeriggio di venerdì, dopo i saluti introduttivi dei rappresentanti del Sistema Italia in Slovacchia, è intervenuto il professor Massimo Arcangeli, dall’Università di Cagliari, che ha illustrato le influenze a cui l’italiano moderno è sottoposto. In particolare la sua attenzione si è soffermata sui mutamenti che i giovani stanno provocando nella lingua grazie al, o per colpa del, uso costante dei cellulari e di Internet – nei suoi mille luoghi che vanno dalla chat alla scrittura su un blog – che portano la comunicazione ad essere più coincisa e sincopata. La forza dell’intervento del professor Arcangeli sono stati gli esempi concreti, spesso ironici, dell’italiano nel mondo dei ragazzi: fino a che punto l’insegnamento deve essere malleabile nei confronti di queste inflessioni e quando, invece, bisogna insistere sull’importanza della grammatica?

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Gabrio Vitali

A seguire Gabrio Vitali ha offerto un contributo sull’importanza della letteratura come nodo centrale del pensiero dell’individuo moderno: “la letteratura non si studia, come si studiano altre materie, cioè per imparare a farla, ma si studia per imparare tante altre cose, che magari con la scrittura in prosa o in versi non c’entrano (apparentemente) un bel niente”.

Il Professor Vitali ha anche affermato come la letteratura non possa più essere considerata semplicemente come un oggetto di piacere o di svago, perché non è più concesso dall’entità dell’emergenza in cui oggi viviamo. Basta infatti pensare a quanto, oggi, noi stessi leggiamo per piacere e quanto per auto-formazione, e la navigazione tra un contenuto e l’altro nel web, si può considerare l’espressione massima di questo concetto.

Katarína Klimová, dell’Università di Banská Bystrica, ha portato la sua prospettiva di insegnamento dell’Italiano in una prospettiva interculturale, fondamentale per traduttori, insegnanti, manager operanti tra due o più paesi. La professoressa Klimová si è soffermata sugli stereotipi nazionali che possono funzionare da barriere tra le culture, partendo dai vissuti storici fino alle moderne visioni di alcuni valori, nello specifico tra Slovacchia e Italia.

Katarína Klimová

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Il professor Pavol Koprda, dell’Università di Nitra ha ripreso nel suo intervento alcuni contributi dei propri studenti, fra i quali il seguente che sottolinea l’importanza tra lingua e cultura: “Il canone letterario è ciò che regge una cultura come una legge, si rinnova nel trascorrere del tempo e serve alla civiltà perché quella vi si possa riflettere da un periodo all’altro”.

A concludere l’evento Matteo Verga, responsabile organizzativo di CeFIS e professore del liceo ospitante, ha illustrato il progetto, invitando i presenti ad interagire oltre che durante i seminari, anche sulla piattaforma messa loro a disposizione su www.cefis.sk.

Se la lingua permette di accedere alla cultura di un paese arrivando ad abbattere le barriere, lingua e cultura diventano il miglior veicolo di Italicità all’estero, creando un potere fatto di unione e connessioni. Un potere soft.

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