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Giovanni d’Alessandro, il post terrremoto in Abruzzo e un distretto che punti su giovani, studio e turismo

giugno 30, 2010 by Italo 

“C’è un mercato inesplorato in Abruzzo”: così rilancia lo scrittore Giovanni d’Alessandro.

C’e da rilancire l’identità competitiva di una regione ricca di cultura e di bellezze naturali: lavorare su questo capitale porterà profitti a medio-lungo termine non solo per chi vi investe, ma per tutto il territorio.

Abbiamo avuto la fortuna di fare due chiacchere con d’Alessandro in occasione del Festival Dolce Vitaj:  lo scrittore e giuslavorista presentava il suo ultimo libro “Sulle rovine di noi” (Casa Editrice San Paolo), una interessante raccolta di racconti, con  foto di Stefano Schirato,che rendono omaggio alle 308 vittime del terremoto che alle 3,32 del 6 aprile 2009 ha devastato parte della regione abruzzese.

Dalle sua parole abbiamo ottenuto una originale lettura delle caratteristiche del territorio di riferimento: l’esigenza di una ripartenza è urgente ed un’attenta  descrizione del tessuto industriale abruzzese, è essenziale.

Gli anni ‘80 sembrano posr come boz: infatti, la regione viene colpita da una lunga fase di crisi, dovuta alla chiusura di Italtel e al fallimento dei poli elettronico e chimico.

Per reagire a questo contesto la città dell’Aquila ha puntato su un percorso di richiamo di studenti universitari, arrivando ad attrarne 23mila prima del terremoto. Ad oggi le principali strutture universitarie per la massima parte crollate. Ma sull’attrazione di studenti si gioca il futuro dell’Aquila, perchè è impossibile riprendere gli investimenti nel settore industriale, investimenti voluti dai politici per nutrire i propri bacini clientelari negli anni della Prima Repubblica.

E i distretti abruzzesi?

Conosciamo le reti che si muovono attorno all’indotto creato dagli stabilimenti di Fiat ed Honda nell’entroterra sud orientale della provincia di Chieti. Poi c’è la Val di Brata, che risente l’influenza positiva delle vicine Marche. La riviera abruzzese, con i suoi 120 km di spiagge sabbiose, attira molti turisti dalle vicine regioni e dalla capitale stessa. Pescara, la città più importante dell’Abruzzo, vanta invece la più alta concentrazione di ipermercati dopo la provincia di Torino, in contrasto con il milione e mezzo di abitanti dell’intera regione.

L’Aquila è sempre stata la provincia più povera, tanto che “qualcuno, volendo fare una tragica sintesi sul terremoto del 2009, ha detto che il terremoto ha finito di uccidere il tessuto economico già morente di questa città”.

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Giovanni d’Alessandro parla però anche di un “mercato inesplorato in Abruzzo”. L’Abruzzo è una terra di grandi tradizioni culturali e linguistiche che unite alla varietà territoriale della regione, caratterizzata da montagne, spiagge, boschi e castelli, ne aumentano l’attrattività per gli studenti. “L’imprenditoria dovrebbe investire nella connessione con questi prodotti culturali. Una regione che potrebbe offrire agli studenti che vengono dall’estero uno straordinario pacchetto turistico e culturale.

Sono gli imprenditori a dover fare il primo passo, “imprenditori che capiscono questa regione non convertano questa regione all’utile immediato”.

Di seguito l’indice dell’intervista:

1    Fare impresa in Abruzzo prima e dopo il terremoto
2    Quali sono i distretti industriali abruzzesi?
3    Cosa può fare il mondo imprenditoriale per risollevare l’economia abruzzese?

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1 Fare impresa in Abruzzo prima e dopo il terremoto
2 Quali sono i distretti industriali abruzzesi?
3 Cosa può fare il mondo imprenditoriale per risollevare l’economia abruzzese?
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