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La responsabilità sociale d’impresa nel web 2.0

maggio 18, 2010 by Italo 

L’era del web 2.0 ha cambiato radicalmente la comunicazione e ha innescato un processo di mutamento senza ritorno nei sistemi di relazione.

Non esiste più solo la comunicazione di una volta, come non esistono più le mezze stagioni, si direbbe al bar.

Non è qualcosa di generico perchè il web 2.0 è costituito da strumenti precisi: i nuovi tool a disposizione consentono, a volte anche in modo semplice,  di stabilire vere relazioni bidirezionali travolgendo anche la “vecchia” comunicazione top down.

I settori coinvolti sono molteplici: la possibile reciprocità può riguardare qualunque organizzazione,  dalla politica al no profit, dal pubblico al privato.

Ma per le imprese, quali sono i risvolti più significativi?

Parlare di trasparenza e cooperazione o cercare un contatto diretto con i propri “follower“, è  d’obbligo  da quando,  sopratutto per i brand medio alti,  si è diffusa la responsabilità sociale d’impresa (o Corporate Social Responsibility).

Se la domanda è “come rapportarsi, e con quali strumenti e quali finalità, con gli stakeholder, siano essi investitori, clienti, dipendenti, residenti locali, ecc.., nel 2010 la risposta passa attraverso il web 2.0:  il CSR può rivelarsi la prima fetta di “budget”  dedicato anche come terreno di sperimentazione aziendale.

Era il 1984 quando Robert Edward Freeman uscì con “Strategic Management: a Stakeholder Approach” in cui fissava, per la prima volta in modo organico, l’importanza degli stakeholder:  ora la visione deve essere aggiornata.

Stakeholder_(en)

Da una parte assistiamo ai sempre più alti budget per comunicare sempre più diffusamente il proprio CSR,  e dall’altra sono disponibili nuovi strumenti che non possono essere considerati solo come meri strumenti di “brand management“. Come rimanerne fuori?

Che lo si voglia o no, on line si parla dei brand, con ovvie ricadute sulla reputazione: ogni commento può assumere connotati massmediali divenendo opinion leader.

La voce  degli stakeholder è sempre più forte grazie alla diffusione di blog, forum, siti di opinione e community autogestite: per questo, un presenza attiva nel web 2.0, attraverso attività correlate al CSR, permette, non solo di avviare una ricognizione della reputazione del brand, ma anche di coinvolgere molte delle attività di comunicazione gestendo al meglio la soddisfazione degli stakeholder, fornendo nuove linee guida al customer care, fino ad avviare campagne di marketing in linea con le attese del tuo pubblico.

Ann Charles su Mashable indica 5 linee di sviluppo per migliorare il CSR attraverso l’uso dei social media:  commit and lead, listen and learn, innovation, comunication, invest.

“Corporate Social Responsibility (CSR) states that businesses should act as stewards of society, the environment, and the economy. The social media spotlight brings accolades and new business for companies that give back, while brands behaving badly are pilloried in online communities like Twitter and Facebook, followed by the mainstream press“.

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Comments

One Response to “La responsabilità sociale d’impresa nel web 2.0”

  1. Il social networking visto dal designer | Chi è Guglielmo Apolloni? on dicembre 6th, 2010 15:15

    [...] una seconda parte dell’intervento ha riguardato la Corporate Social Responsability 2.0 come esempio di output dai social network. Non si tratta infatti di una semplice comunicazione [...]

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