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A 400 anni da Westfalia è tempo di federalismo delle reti

marzo 16, 2010 by Italo 

Il mondo si Glocalizza. L’azione internazionale dei governi subnazionali” è il nome del seminario organizzato dall’Istituto Italo –Latino Americano e dal CeSPI.

Riportiamo alcuni stralci dell’intervento di Piero Bassetti, dal titolo “Cosa è il Glocalismo” che, ancora una volta riteniamo fondamentale per le nostre linee di ricerca:

“….Nella storia decennale dell’Associazione Globus et Locus da me presieduta, il filo rosso che lega tutte le esperienze, le riflessioni e le progettualità, è, come evidenzia la stessa denominazione associativa, il glocalismo. Questo termine identifica il cambiamento epocale generato con la globalizzazione, che ha prodotto un intreccio indissolubile fra la dimensione globale e quella locale.

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In pratica, non esistono luoghi che non siano in misura crescente attraversati da flussi globali di varia natura, e, per contro, non ci sono flussi globali che non siano in misura crescente declinati secondo le diverse e molteplici particolarità dei luoghi.

Questo doppio processo di localizzazione dei flussi e di globalizzazione dei luoghi è multidimensionale (riguarda non solo l’economia, ma l’informazione, la cultura, le istituzioni ecc.) ed è pervasivo (entra in ogni dove, riguarda in misura crescente la totalità dell’esistenza umana).

L’epoca in cui viviamo ha imposto una svolta epocale legata al fatto, inedito, di vivere a tempo e spazio zero, producendo una mobilità diffusa quindi, dei segni, delle persone e delle cose…

I  “new player sono soggetti non più a dimensione solo territoriale ma sempre più organizzati attorno a grandi funzioni (ricerca scientifica, organizzazione della produzione e servizi e appunto la mobilità). A loro volta, queste aggregazioni funzionali generano una spinta verso nuovi modi di aggregarsi socialmente, politicamente ed economicamente.

Nascono nuovi gruppi, comunità, mercati, costituences globali e locali che esprimono interessi a livelli nuovi e che richiedono organizzazioni, strutture e regole diverse da quelle in uso nella statualità nazionale. È da questo tipo di orizzonte sociale, politico e storico che Globus et Locus ha individuato e inserito tra i suoi filoni progettuali, il fenomeno dei “nuovi popoli glocali” e fra di essi l’affermazione a livello globale degli italici.

Rinunciando a individuare le comunità del terzo millennio sulla base di pure e semplici appartenenze di tipo nazionale – ossia: rinunciando a porre la cittadinanza al centro del discorsoculturale e socio-politico attuale – Globus et Locus ha proposto una diversa lettura delle nuove identità collettive.

Tutte queste constatazioni, a distanza di quasi quattrocento anni dal trattato di Westfalia, stanno generando la consapevolezza e il bisogno di una nuova statualità. Siamo cioè di fronte a una nuova cosmologia e una nuova fenomenologia politica, da ripensare in modo adeguato, anche alla luce dei cambiamenti verificatisi nello scenario mondiale ed europeo con la recente crisi finanziaria ed economica e in merito ai quali, io credo, il concetto di glocalismo può essere declinato per ideare nuovi modelli di governance a livello transnazionale e subnazionale.

In particolare, con riferimento al tema di discussione di questo seminario, la recente crisi globale ha accentuato l’urgenza di una revisione dei meccanismi di governance multilivello, portando in primo piano il ruolo delle autorità subnazionali nel fronteggiarne le conseguenze sociali. In tal modo ha intensificato le tendenze in atto verso una crescente glocalizzazione e rappresentato un’opportunità per rafforzare il ruolo economico-sociale, e più direttamente politico, delle autorità subnazionali.

I governi subnazionali sono in qualche modo nati e si sono poi sviluppati come risposta ai problemi globali/glocali emergenti, come tentativo di andare oltre la contrapposizione fra la logica del territorio, del “luogo”, e la logica delle reti e delle funzioni, cioè del “globo”.

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In questa prospettiva, le autorità subnazionali sono chiamate a un’interrelazione più stretta, in una logica funzionale. È fuori dubbio che le autorità subnazionali, una volta assunta consapevolmente una direzione di rete dei problemi, devono apprendere a leggere il territorio in modo diverso da come lo si è sempre letto, come nodo di reti transregionali e transnazionali.

La gestione di queste reti esige accordi che potranno essere di natura cooperativa o di natura funzionale.

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Il che comporta l’assoluta necessità di pensare le nuove macroregioni trans-nazionali, non tanto come possibile estensione o accorpamento di preesistenti autorità territoriali corrispondenti quanto come espressioni di una nuova organizzazione politica e istituzionale in grado di gestire i nuovi raccordi fra razionalità funzionale e organizzazione territoriale dando così vita a vere e proprie reti nelle quali ciascun nodo rappresenta il locus e il legame fra i nodi rappresenta la funzione, così da dar vita a qualcosa che sembra candidarsi al nome di “federalismo delle reti”.

In questo quadro, un’ulteriore riflessione meritano le leadership politiche, sulle quali il fenomeno della globalizzazione ha prodotto importanti mutamenti, da cui dipendono le sorti tanto del luogo quanto del globo. Da un lato, il nuovo contesto, le molteplici crisi, favoriscono e alimentano le leadership populiste, i localismi della paura, i nazionalismi più o meno protezionistici, le chiusure identitarie.

D’altro lato, questo stesso contesto, queste stesse crisi hanno invece fatto nascere una nuova leadership multiculturale, meticcia, orientata a pensare la globalità, tendenzialmente (almeno nelle aspirazioni, che devono poi fare i conti con la durezza della realtà) cosmopolita.

In questo contesto, è fondamentale il ruolo delle classi dirigenti, i decisori politici, a tutti i livelli (locali, regionali, nazionali ecc.), i quali sono chiamati ad avere una crescente consapevolezza della realtà e complessità dell’intero e delle sue articolazioni; dell’impossibilità di disconnettere queste articolazioni; dell’illusorietà di processi di regolazione e di governo sconnessi e separati.

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Della necessità, in sostanza, di forme di democrazia multilivello (dal locale al globale) e multiattore (attori territoriali e funzionali) in grado di garantire alle diverse articolazioni dell’intero tanto la legittimazione quanto l’efficacia.

A fare tutto questo, Globus et Locus può contribuire utilmente sviluppando quell’azione eterodossa che ne ha caratterizzato il passato decennio: promuovere il dialogo e le sinergie fra istituzioni intrinsecamente glocaliste e attori diversi e anche lontani, andare oltre i confini delle discipline, far muovere gli sguardi e gli approcci sul reale, innovare le categorie e i linguaggi, in una parola esercitare il pensiero laterale e divergente“.

II foto da qui.

III da qui.

III foto da qui.

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