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Italoblog, aziende e web: perchè il web non è cosa da poco

febbraio 11, 2010 by Italo 

Alcuni dati e considerazioni sorte, anche grazie ad alcuni link, tra web e aziende.

Dati

Il 64,6% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, 30.863 milioni di italiani, dichiara di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo (casa, ufficio, studio, altri luoghi) e attraverso qualsiasi strumento, con un incremento del 10,4% rispetto al 2008 pari a 2,9 milioni di individui in più.

Gran parte degli Italiani con accesso alla Rete risponde a un profilo medio-alto: imprenditori e liberi professionisti (93,7%), dirigenti, quadri e docenti universitari (92,1%), impiegati e insegnanti (91%), laureati (93,2%) e, più di tutti, gli studenti universitari (98,5% dei casi) .

Dall’analisi sulle motivazioni relative all’uso uso di internet, emerge che la Rete rappresenta soprattutto una fonte di conoscenza, uno strumento che semplifica e velocizza attività di lavoro, studio o relative a pratiche di vario tipo e attraverso cui gestire le proprie relazioni e divertirsi nel tempo libero.

Ci si collega alla Rete perché è possibile trovare qualsiasi tipo di informazione (47,2%), accedere velocemente ai servizi pubblici e privati a distanza (29,5%), trovare cose disponibili solo sul Web (26,2%), essere informati in tempo reale su notizie di cronaca (20,8%), mettersi in contatto con molte persone in qualsiasi parte del mondo (20,2%).

In base al report AW Trends, dichiara di avere un accesso a internet il 64,6% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con un incremento del 10,4% rispetto al 2008, e il 51,9% delle famiglie, con un incremento del 13,6% rispetto al 2008
Il 64,6% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, 30,863 milioni di italiani, dichiara di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo (casa, ufficio, studio, altri luoghi) e attraverso qualsiasi strumento, con un incremento del 10,4% rispetto al 2008 pari a 2,9 milioni di individui in più.
Sono 10,8 milioni le famiglie con accesso a internet da casa tramite qualsiasi device, ovvero il 51,9% delle famiglie italiane con almeno un componente fino a 74 anni (+13,6% rispetto al 2008). Di queste il 69,5% dispone di un collegamento veloce tramite ADSL e senza limiti di tempo (abbonamento flat nel 90,3% dei casi con ADSL o cavo/fibra ottica).
Queste le principali evidenze presentate in AW Trends, il report della Ricerca di Base sulla diffusione dell’online in Italia realizzato da Audiweb in collaborazione con DOXA, che alla sua VI edizione presenta il trend dell’online in Italia tra il 2008 e il 2009 e la sintesi dei risultati cumulati di quattro cicli (dal 09/02/09 al 01/12/09), basati su un campione di rappresentativo della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni (10.130 interviste complessive).
In base ai dati della Ricerca di Base, si conferma una crescente diffusione di internet in Italia, con una distribuzione abbastanza simile sul territorio – a eccezione dell’area Sud e le Isole che presenta una percentuale di individui più bassa (58,4%) rispetto alle aree Centro (69,6%), Nord-Est (67,4%) e Nord-Ovest (67,4%) -, un’elevata concentrazione nelle differenti fasce d’età e un’importante espansione della base degli utilizzatori, soprattutto nell’utilizzo individuale e domestico del mezzo, guidata anche da una forte crescita delle nuove forme di connessione in mobilità.
L’accesso a internet da qualsiasi luogo e strumento è disponibile per il 68,2% degli uomini e il 61,2% delle donne, in particolare tra i giovani di 11-17 anni (82,7%), 18-34 anni (78,9%) e tra i 35 e i 54 anni (71,9%). Gran parte degli Italiani con accesso alla Rete risponde a un profilo medio-alto: imprenditori e liberi professionisti (93,7%), dirigenti, quadri e docenti universitari (92,1%), impiegati e insegnanti (91%), laureati (93,2%) e, più di tutti, gli studenti universitari (98,5% dei casi) .
Entrando nel dettaglio dei differenti luoghi di fruizione, l’accesso da casa tramite computer è indicato da 27,2 milioni di Italiani, il 57,1% della popolazione, con un trend in crescita costante in tutto il 2009 che registra il 15,1% in più rispetto al 2008.
L’accesso a internet da “altri luoghi”, quali biblioteche e internet point, presenta una crescita del 6,5% rispetto al 2008, toccando il 4,9% della popolazione.
La disponibilità di accesso da luogo di studio come scuole e università è presente nel 7,3% della popolazione, registrando un calo del 12% rispetto al 2008.
L’accesso da luogo di lavoro e ufficio è indicato dal 38,2% degli Italiani occupati con una variazione percentuale del -4,7% rispetto al 2008. Più in dettaglio, gli occupati che accedono a internet da lavoro o ufficio hanno più di 54 anni nel 40,1% dei casi, 35-54 anni nel 38,4% dei casi o 17-34 anni nel 37,2%. Più donne (40,4%) che uomini (36,8%) e un profilo decisamente elevato: il 69,1% dei laureati occupati, il 78,2% dei dirigenti, quadri o docenti universitari e il 68,6% degli imprenditori e liberi professionisti.
Cresce molto la disponibilità di accesso alla Rete da dispositivi mobili – cellulare, smartphone e PDA – che riguarda il 9% della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni, con un incremento del  47,5%. La maggior parte dei possessori di cellulare con accesso a internet usufruisce dei servizi di telefonia mobile da oltre 3 anni (90,8%), usa una scheda prepagata o ricaricabile (84,2%) spendendo mensilmente fino a 30 euro nel 71,1% dei casi.
Dall’analisi sulle motivazioni relative all’uso uso di internet, emerge che la Rete rappresenta soprattutto una fonte di conoscenza, uno strumento che semplifica e velocizza attività di lavoro, studio o relative a pratiche di vario tipo e attraverso cui gestire le proprie relazioni e divertirsi nel tempo libero.
Ci si collega alla Rete perché è possibile trovare qualsiasi tipo di informazione (47,2%), accedere velocemente ai servizi pubblici e privati a distanza (29,5%), trovare cose disponibili solo sul Web (26,2%), essere informati in tempo reale su notizie di cronaca (20,8%), mettersi in contatto con molte persone in qualsiasi parte del mondo (20,2%).
Per i navigatori occasionali (coloro che non hanno navigato negli ultimi 7 giorni), l’accesso a internet sarebbe più frequente soprattutto se costasse meno (29,1%), se fosse più veloce (18,4%) o se fosse possibile collegarsi dal telefonino senza spendere troppo (10,6%).

Sono dati di AW Trends, il report della Ricerca di Base sulla diffusione dell’online in Italia realizzato da Audiweb in collaborazione con DOXA.

CU_390_WEB 2.0

Come assistere passivi a questo cambio di paradigma? Come rimanere a guardare mentre il mercato cambia e accelera?

Considerazioni

Mi torna in mente il convegno realizzato a Parma su aziende e web 2.0, ben raccontato da Alessandra Farabegoli qui di cui riporto alcune parti: “ Degno di nota il saluto di apertura dei lavori da parte del direttore generale dell’Unione Industriali, Cesare Azzali; ve lo riassumo: “Io sono ottocentesco, e questo genere di fenomeni mi è completamente estraneo”.

“Ovviamente noi industriali veniamo da una cultura diversa, in cui conta il fare, non il fingere di fare propagandando il lavoro di altri. Però, visto che questo tipo di realtà è ormai imperante, speriamo almeno di poterci avvalere di professionisti decenti, e non di venditori di tappeti. Do quindi la parola agli illustri relatori..”.

Da non perdere i commenti al post, tra i quali uno dello stesso Cesare Azzali a cui Alessandra Farabegoli riponde così: “Da un certo punto di vista la sua introduzione era perfetta, perché dava immediatamente il polso dell’opinione che molti hanno della comunicazione web“.

Aggiungo un link a Gianluca Diegoli che, tra le altre cose dice: ” chiunque vi chieda più di un giorno di lavoro per installarvi un sito con WP come CMS, che copre il 90% delle esigenze delle PMI italiane, vi sta raggirando“. Qui e qui le conversazioni, a cui abbiamo in parte partecipato, nate attorno a questo post.

Come unire priorità aziendali, fatte di ROI e scadenze, al mondo della comunicazione e del web?

Le parole di Azzali, unite alle considerazioni di Diegoli, testimoniano le distanze, a volte incolmabili, dovuti anche ai troppi venditori di tappeti. In parte, è ciò che abbiamo dovuto affrontare anche noi, come Camera di Commercio che riunisce circa 400 aziende, in gran parte PMI ma anche con alcune grandi aziende: parlare di conversazioni quando davanti si hanno degli imprenditori di microaziende abituati a fiutare il mercato, a sancire accordi con una stretta di mano, è fuorviante. Non meno difficoltoso è stato porsi davanti a grandi corporate, abituate a grandi operazioni di branding.

Nella cultura del fare abbiamo trovato la risposta.

La nostra idea, almeno per ora, è riuscita a cucire le esigenze di tutta la comunità: questo blog e più in generale tutto il sistema di comunicazione della Camera, tra nuovo sito in arrivo, newsletter, riviste ed eventi, è stato costruito con trasparenza, alla luce di tutto ciò che il web offre.

Tutto si può riassumere in: piattaforme gratuite per dare priorità ai contenuti e alle esigenze.

Per quanto riguarda i contenuti, è bastato mettere un telecamera davanti agli uomini del fare: i racconti e le impressioni, tra economia reale e vita vera, stanno piano piano formando uno storytelling collettivo che, in parte, colmano quel vuoto comunicativo che colpisce un pò tutte le aziende, come ricordava Marini della Fondazione Nord Est.

Per quanto riguarda le esigenze: anzitutto la mappatura dei soci per visualizzare la comunity, poi le dirette video degli eventi per chi non può accedere fisicamente, viste le maglie larghe della rete, e prossimanente la possibilità di porre domande, in campo economico finanziario, ad esperti che risponderanno on line.

Piano piano abbiamo convinto la comunità a continuare ed aumentare la fiducia in questo progetto perchè parliamo di loro: siamo realmente vicini alla loro idea di fare perchè, sopratutto in un periodo come questo, i venditori di tappeti hanno le gambe corte.

Chiudiamo con una citazione di Gigi Cogo, altro blogger nonchè web architect della Regione Veneto:

Ai tempi del web 1 si accedeva alla rete per cercare “qualcosa”. Ai tempi del web 2 si accede alla rete per cercare “qualcuno” “.

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4 Responses to “Italoblog, aziende e web: perchè il web non è cosa da poco”

  1. Alessandra Farabegoli on febbraio 11th, 2010 10:17

    Aggiungo alcuni dati significativi, che si possono trovare sul sito di Forrester Research dedicato al libro-progetto Groundswell (http://www.forrester.com/Groundswell/profile_tool.html).
    In base ai sondaggi Forrester 2009, volti a definire il cosidetto “profilo tecnografico” dei mercati, in Italia il 34% di persone risulta “inattivo online”; se però si restringe il campione alla fascia di età 45-54 anni (quella in cui troviamo la stragrande maggioranza degli imprenditori e manager italiani…), questo valore sale al 51%.
    Non stupisce quindi che ci sia un certo “scollamento” fra i trend (per molti versi inarrestabili) della comunicazione, e la capacità delle imprese non tanto di “star dietro” (che non è mai una gran strategia), quanto piuttosto di essere “lungimiranti” (= capaci di guardare lontano).
    Il vostro progetto mi sembra un utile contributo a colmare questa distanza, quindi.. buon lavoro!

  2. Italo on febbraio 11th, 2010 10:39

    Grazie Alessandra:siamo solo all’inizio della tendenza, ma quante reti d’imprese , intese come associazioni di categoria, distretti ecc…, si stanno muovendo?

  3. gigicogo on febbraio 11th, 2010 12:31

    E ai tempi del web 3 sarà lui a cercare per noi!

  4. Italo on febbraio 11th, 2010 12:51

    Si Gigi, infatti è pronto un approfondimento sulla reputazione on line: tra le parole usate per arrivare su questo blog, ci sono molti nomi dei soci alla camera. Comunque quel “LUI” è tutto un programma. è il web, bellezza.

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