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La filosofia network anche per gli uomini del fare

febbraio 22, 2010 by Italo 

E’ da un pò che riflettiamo sulle imprese in rete: il passo significativo è trasmettere il cambio di strategia alle PMI e a quei imprenditori che ci piace chiamare “uomini del fare“.

Stiamo parlando del motore economico del sistema Italia che vive particolarmente il cambio di paradgma per due motivi: “il primo ha riguardato il paradigma tecnologico su cui il sistema della produzione si basa. Da poco più di una decina d’anni il modo di produrre beni e servizi nei paesi avanzati è oggetto di mutazione.

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC) che hanno la proprietà di essere aspecifiche, cioè buone per tutti gli usi, si sono insediate al centro dei sistemi produttivi e li stanno rivoluzionando non meno radicalmente di come accadde con il motore elettrico un secolo fa.

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Il secondo ha riguardato l’irruzione sul mercato mondiale del BRICBrasile, Russi, India e Cina – capace di esercitare una pressione competitiva tale da modificare peso specifico ed influenza dei Paesi definiti tradizionalmente industrializzati. Una redifinizione radicale che suggerisce peraltro una riforma del sistema di governance globale“.

La riposta è la rete: attenzione alla filiera, come testimonia questa ricerca della Bocconi, e  alle reti come corollario dei distretti territoriali.

Maglie lunghe e transnazionalità quindi, ma il cambio è redicale perchè travolge il sistema industriale che non può più dirsi fordista.

Su questo aspetto molto si è dibatutto ma ecco un interessante articolo di Gianfranco Dioguardi pubblicato da L’IMPRESA.

“Il Novecento è stato “il secolo dell’impresa” per mutuare il significativo titolo di un libro dell’economista spagnolo Vicente Salas Fumás (2007).

In quel secolo si sono infatti sperimentate molteplici forme nell’organizzazione dell’impresa, la quale vive sempre le esigenze del proprio tempo adeguandosi costantemente alle caratteristiche dello scenario ambientale nel quale deve operare.

Siamo così passati dai rigidi concetti di Taylorismo- Fordismo all’attuale conformazione organizzativa che prende il nome di “impresa rete” . Oggi si discute moltissimo di questa forma anche se spesso non appare ancora del tutto chiaro cosa essa in realtà voglia significare.

Lo scenario classico nel cui ambito l’impresa aveva assunto un’organizzazione rigida – quella che generalmente viene definita di tipo tayloristico-fordista – era caratterizzato da stabilità durevole nel tempo con facilità di programmazione sul medio e lungo periodo.

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Vi era allora nel mercato scarsità di offerta e una domanda che risultava più ampia ed esuberante rispetto ai prodotti presenti tipici di una produzione di massa che privilegiava la quantità sulla qualità.

Nell’impresa le deleghe erano attribuite in base alle modalità di esecuzione delle attività e ciò senza che fossero lasciati spazi decisionali agli operatori delegati; veniva inoltre affermata una divisione netta fra il concetto di programmazione e quello di esecuzione.

Vigeva una centralizzazione spinta, con una struttura gerarchica basata su organigrammi fortemente verticalizzati. Nell’area produttiva si attuava la tayloristica organizzazione scientifica del lavoro, basata sull’individuazione delle modalità ottimali di svolgimento (one best way) delle attività da eseguire prevalentemente alla catena di montaggio.

L’impresa risultava fortemente interiorizzata e chiusa all’esterno, tutta protesa nella ricerca di economie di scala basate sulla logica del fare il più possibile in casa (make) piuttosto che su quella di acquistare da fornitori esterni (buy).

L’impresa rete si presenta invece come un’organizzazione costituita da una rete di apparati tecnologici prevalentemente informatici (computer e robot), guidati da una rete di individui che operano alla stregua di “imprenditori di se stessi”, in quanto capaci di esprimersi attraverso una rete di decisioni operative che essi stessi determinano, e quindi in grado di esprimere una leadership diffusa e costante.

Nell’area produttiva viene privilegiato sul make la strategia del buy, dell’acquisire cioè da fornitori esterni, nel loro insieme vera e propria rete di imprese di indotto che può essere definita “macroimpresa”.

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A essa corrisponde spesso, a valle, una struttura speculare costituita da una rete di clienti fra loro interconnessi dall’organizzazione della funzione “vendite”, o più in generale dal “marketing” aziendale, funzioni entrambe delegate a coordinare la rete espressa dalla domanda mediante appositi processi di governance.

Si deve anche precisare che il modello reticolare non invalida gli organigrammi tradizionali, ponendosi piuttosto in posizione di complementarità per facilitarne il funzionamento rispetto alle specifiche condizioni ambientali nelle quali operano.

Di fatto, l’impresa rete nasce con l’obiettivo di adeguare le proprie strutture allo scenario turbolento e di difficile programmabilità in cui attualmente opera“.

L’aspetto, anche da un punto di vista comunicativo e dell’immaginario da aggiornare, è fondamentale, come riportava Daniele Marini della Fondazione Nord Est in questa intervista.

I foto da qui

II foto è tratta dal film tempi moderni di C.Chaplin.

III da qui.

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