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Confindustria Vicenza e i processi d’internazionalizzazione delle PMI in Slovacchia

febbraio 4, 2010 by Italo 

L’Associazione Industriali di Vicenza conta 2.113 imprese associate, per un totale di 24 miliardi di euro di fatturato (35% export) e circa 103.000 dipendenti. “Numeri che ne fanno una delle prime organizzazioni territoriali dell’intero sistema Confindustria Italiano“, sottolinea Stefano Acerbi, responsabile area commercio estero dell’associazione.

Le imprese associate hanno un’ampia varietà di specializzazioni manufatturiere oltre a comprendere l’oreficeria e la concia, tipici del distretto vicentino: quasi il 90% delle 2.113 associate è composto da piccole e medie aziende al di sotto dei cento dipendenti,  (e la maggior parte al di sotto dei cinquanta).

Ma è sull’internazionalizzazione che le imprese vicentine hanno qualcosa in più. Il punto di partenza è sempre lo stesso: “operare all’estero non è tanto semplice, soprattutto per le piccole e micro imprese“.

Ne abbiam parlato più volte e la mancanza di un sistema Italia che aiuti i piccoli e medi imprenditori all’estero, si sente.

L’Associazione Industriali di Vicenza, mettendosi in prima fila nel processo d’internazionalizzazione, ha quindi pensato di agevolare questo processo attraverso il parco industriale di Šamorin, in Slovacchia.

Il Parco Industriale è un sostegno concreto alle PMI vicentine e non solo, che lavorano o vogliono lavorare in Slovacchia: è un progetto, una sinergia tra enti diversi che hanno in comune uno stesso obiettivo che permette di trovare in loco tutte le risorse necessarie, dal personale che parla italiano ai finanziamenti, alla consulenza classica, fornita in collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Slovacca, fino all’assistenza di tipo logistico grazie alla presenza di ampli spazi.

Il processo di internazionalizzazione dell’associazione di imprese inizialmente ha potuto contare in un  sul supporto di alcune imprese lungimiranti che hanno aperto la strada per l’intera rete.

Lo strumento giuridico utilizzato è stato il consorzio, che oltre all’organizzazione e gestione dei lavori ha preparato anche l’interazione culturale con la regione. “La prima attività fu quella di allestire dei corsi di lingua italiana nonostante nel 2003 non ci fossero insediamenti che giustificassero questo tipo di proposta“. Scelta rivelatasi vincente visto l’aumento della capacità di relazionarsi dei nostri imprenditori con il contesto locale, dall’amministrazione pubblica alla fornitura di servizi di qualsiasi genere, la conoscenza dell’italiano ha facilitato le relazioni fino a trovare “anche nei ristorantini più piccoli di Šamorin il menù anche in lingua italiana“.

Come usuale nelle nostre interviste e vista la stretta collaborazione tra le due associazioni, abbiamo chiesto a Stefano Acerbi un consiglio sul futuro della Camera di Commercio Italo-Slovacca: “ci sono tutti i numeri perchè la CCIS, in sinergia con le altre istituzioni italiane, e che costituisca un punto di riferimento di eccellenza per le imprese italiane“. A conferma delle proprie opinioni Acerbi rilancia l’idea di una maggiore integrazione tra le due associazioni: “la CCIS è il nostro canale preferenziale per le nostre iniziative in Slovacchia e noi ci proponiamo come terminale della CCIS per iniziative destinate al mercato italiano“.

Reti di reti di imprese che si strutturano?

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