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Un blog delle reti d’impresa perchè l’innovazione non si fa più da soli

gennaio 18, 2010 by Italo 

Da circa una settimana abbiamo modificato leggermente questo blog: abbiamo rinunciato alla foto che ritraeva l’esterno della Camera di Commercio Italo-Slovacca di Bratislava, per puntare sulla linea di ricerca che cercheremo di approfondire.

Ora sono ben visibili due frasi: “l’innovazione non si fa più da soli“, una citazione del libro “Fare reti d’impresa. Dai nodi distrettuali alle maglie lunghe: una nuova dimensione per competere” edito da Il Sole 24 Ore, Milano 2009, mentre “il blog delle reti d’impresa” è invece l’obiettivo portante del progetto.

“L’innovazione non si fa più da soli” e “il blog delle reti d’impresa” sorreggeranno la linea di ricerca di Italoblog e ben identificano il contesto entro cui ci muoviamo e invitano inequivocabilemente ad un cambio di paradigma. Sono numerosi gli esempi concreti, di alcuni parleremo qui e, non a caso, recentemente il Governo ha legiferato in materia.

Riorganizzarsi e allearsi per competere

La conformazione dell’economia italiana, in gran parte formata da piccole e media imprese, e sopratutto le recenti trasformazioni del mercato economico, hanno creato i presupposti per un cambio di vista: per superare i propri limiti dimensionali e raggiungere una sufficiente massa critica, tipica delle imprese medio-grandi, le alleanze strategiche e gli accordi di collaborazione sono le premesse per mantenere una capacità competitiva nei mercati mondiali.

Colonna portante di questa chiave di lettura è il libro “Fare reti d’impresa. Dai nodi distrettuali alle maglie lunghe: una nuova dimensione per competere” edito da Il Sole 24 Ore, Milano 2009,  di cui riportiamo alcuni passi significativi a cui aggiungiamo un focus sulle reti transnazionali e sulla comunicazione.

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Reti d’impresa e competitività

“La recente approvazione delle norme sul “contratto di rete” ha aperto una nuova fase nelle politiche industriali nel Paese.

Si va infatti concretizzando l’idea che le reti d’impresa possano costituire l’elemento attorno al quale costruire nel tempo nuove misure, nuovi strumenti, nuovi progetti che favoriscano la competitività nel nostro sistema produttivo”.(dalla presentazione)

Reti d’impresa e innovazione

L’innovazione che conta non si fa più da soli.

E’ troppo complessa, troppo impegnativa e troppo rischiosa per la singola impresa- per quanto grande, per quanto sapiente- possa affrontarla con le sue forze.

Sempre più spesso bisogna muoversi verso l’obiettivo mobilitando alleati e risorse esterne, in aggiunta alle proprie. E’ per questo che il tema delle reti è diventato sempre più rilevante nelle scelte strategiche delle imprese, nelle forme organizaticve della produzione, nelle prospettive di crescita dei territori e, di conseguenza, nel modo con cui gli osservatori guardano all’evoluzione in corso”. (pag XXI)

rete

Dai distretti alle reti d’impresa

“…Sono passati quaranta anni da quando il nostro paese ha cominciato ad elaborare un originale capitalismo dell’impresa diffusa, appoggiato a reti locali e subfornitura, nate spontaneamente un po’ dappertutto. Dunque, per rispondere alla svolta intervenuta negli ultimi tempi, essenziale andare oltre questo modello: le reti da costruire sono oggi quelle che diversi attori devono imparare a progettare consapevolemente in forme trans-territoriali e trans-settoriali, facendo gli investimenti necessari in capitale intellettuale e relazionale e curando la loro sostenibilità di lungo termine, ossia la capacità di durare e rendere”. (pag XV)

A che cosa servono le reti

“…i legami che prendono corpo e si consolidano nel corso del tempo sono quesi sempre il risultato di un modo innovare che punta sulla mobilitazione di un arco esteso di forze, altamente differenziate ma- proprio per questo- ugualmente importanti per andare avanti verso una certa meta. Il capitalismo globale della conoscenza utilizza le relazioni a rete sia per abbassare i costi di produzione di conoscenze sia per migliorarne il valore d’uso (in temini di flessibilità e creatività). Soprattutto le usa per moltiplicarne i riusi e dunque il valore complessivamente generato.

Ci sono almeno tre aspetti rilevanti, per capre le modalità attraverso in cui la rete si traduce in valore economico” (si veda AIP, Reti d’impresa oltre i distretti, Il Sole 24 Ore, Milano, 2008).

  1. Il legame tra imprese diverse che pur restando autonome, attraverso l’adozione della stesso frame (la cornice) di rete, confluiscono in modo stabile e consapevole in un processo congiunto di generazione del valore del capitale.
  2. L’effetto che questo legame ha sulla competitività e dunque sui vantaggi competitivi e sul posizionamento di mercato del valore per il cliente.
  3. La coscienza di sé in quanto collettivo che, acquistando capacità di raccontasi e di identificarsi con un nome distintivo, si mette in grado di condividere conoscenze, rischi, regole, obiettivi, investimenti, sia pure con le naturali tensioni e conflitti tra interessi divergenti. (Pag 11-12)

Le funzioni cognitive delle reti

…”le reti consentono alle singole unità che le compongono di:

  • accedere alla conoscenza altrui, a condizioni economicamente vantaggiose e con gamma di competenze differenziate molto estesa.
  • specializzarsi in competenze molto focalizzate, accettando (grazie alla rete) di dipendere da altri per alcune competenze critiche, in modo da ridurre l’investimento, il rischio e il tempo che sono richiesti per produrre nuove conoscenze.
  • realizzare circuiti di condivisone protetti ( tra impresa e centri di ricerca, tra fornitori e clienti o tra alleati che possiedono competenze diverse) nella sperimentazione del nuovo, che produce conoscenze originali.
  • estendere il bacino di applicazione delle conoscenze possedute, arrivando a mercati e applicazioni che vanno oltre le possibilità della piccola impresa, senza tuttavia perdere del tutto il controllo sul processo di riproduzione e propagazione.
  • aumentare i rendimenti delle conoscenze possedute da ciascuno, in modo da incentivare ulteriori investimenti nella loro produzione e propagazione, rendendo in questo modo sostenibile nel lungo periodo il processo di innovazione e di crescita della produttività”. (Pag 12)

Le reti d’impresa e nuovo modello di business: efficienza, flessibilità e creatività

  • maggiore efficienza: Lavorando in rete, infatti, si abbassa il costo della conoscenza impiegata e prodotta, grazie alle economie di scala che derivano dalla reciproca specializzazione e dall’ampliamento dei bacini d’uso
  • maggiore flessibilità. Diventa possibile rispondere in modo rapido, personalizzato e adattivo alla domanda, anche nelle nicchie o nelle piccole serie, perché l’essere in rete con altri consente di disporre di capacità addizionali o differenziate, o di competenze e lavorazioni rapidamente integrabili nel proprio ciclo produttivo. Ciò permette di ridurre significamene il time to market, mantenendo comunque un controllo affidabile sui tempi di consegna e sulle qualità delle forniture.
  • Maggiore creatività. Lavorando in rete è più facile innovare potendo coltivare una propria differenza creatività che anche altri utilizzano (e pagano), e potendo avere accesso a un pool differenziato di idee, risorse, capacità produttive. (pag 225)

Reti d’impresa e politica industriale

Le politiche industriali dovrebbero, insomma, non essere orientate più, in prevalenza, su grandi imprese (in quanto tali), territori che contengono reti locali, merceologie settoriali e delimitate a campi specifici, ma dovrebbero cercare di favorire il processo di convergenza, emersione e strutturazione delle reti trans-settoriali e trans-territoriali, in tutti i campi in cui l’economia reale domostra di volersi muovere in queste direzioni. (Pag 33)

Contributo alle reti transterritoriali

In un constesto sempre più globalizzato, è fondamentale aiutare le reti corti a diventare più lunghe. Per contribuire alla definizione e come supporto, la stessa Camera di Commercio Italo-Slovacca agisce da facilitatore tra imprese lontane territorialemente per scoprire possibili aggregazioni, per integrare nuove filiere produttive, per stimolare la condivisione di investimenti e progetti industriali. A fianco delle imprese sui territori di competenza, lavora come nodo di imprese al riposizionamento delle medesime entro reti a maglia lunga.

Di seguito una foto statica della mappa dei soci della Camera: la versione interattiva, ancora in versione beta, disponibile qui e ben visibile sulla home di italoblog, permette di poter ricavare indirizzi e classificazione merceologica di ogni appartenete alla rete.

Immagine 3

Comunicare le reti d’impresa

Nell’epoca della comunicazione appare necessario fornire strumenti e linguaggi adatti al nuovo contesto. Come ravvisato per l’ambito produttivo, anche per quanto riguarda la comunicazione, raccontare e comunicare le reti d’imprese appare come la nuova frontiera, soprattutto riferendosi al contesto italiano formato in gran parte da PMI. Il parallelismo tra produzione e comunicazione è evidente: lavorare in rete anche nella comunicazione crea le premesse per un sistema più efficiente, flessibile ed economico che permette ai singoli soggetti della rete di avere una visibilità che, senza un sistema condiviso, non potrebbero permettersi. Ciò che colpisce e che accomuna il mondo produttivo e la comunicazione, sia off line che on line, basti citare il crowdsourcing, è la necessità di alleanze, di strategie e strumenti condivisi.

Fare rete è l’obiettivo del sistema di comunicazione della Camera di Commercio Italo-Slovacca: un sito web, un blog collegato ai social media, le interviste ai soci e agli opinion leader, due newsletter e una rivista cartacea, oltre ai numerosi eventi, creano le premesse che indicano, ponendo le basi su una comunità d’interessi, la possibilità di creare un sistema competitivo condiviso. Ma una rete non può guardare solo al proprio interno, deve essere alimentata: per questo, nei prossimi mesi, parleremo di esempi concreti di reti d’impresa.

Verranno mappate analogie e strumenti, anche intervistando opinion leader e driver, che permettano di indicare nuovi sistemi competitivi: la classificazione adotatta per catalogare gli esempi di reti d’impresa è in parte quella utilizzata dal libro “Fare reti d’impresa”, con un focus sulle reti lunghe transazionali e  sugli strumenti di comunicazione.

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2 Responses to “Un blog delle reti d’impresa perchè l’innovazione non si fa più da soli”

  1. Dietro il nuovo logo A.DI.CI. c’è la forza di un distretto industriale da 10.000 addetti : www.italoblog.it on marzo 19th, 2010 09:02

    [...] Alla fine dell’anno scorso le spalle dei giganti hanno trovato anche una loro visualizzazione grafica in quello che rappresenta a tutti gli effetti un marchio di qualità: “un brand che sia contenitore di valori caratteristici e condivisi, capaci di rappresentare lo spirito, la voglia di stile del bello e ben fatto con la qualità creativa delle imprese del distretto”, come scriveva Alessandro Meretti in Fare reti d’impresa. [...]

  2. Tag Bologna » La voce di 6 Festival sul Contemporaneo a Bologna: un soggetto propositivo e una risorsa per la città on maggio 12th, 2010 13:25

    [...] l’esempio delle reti d’impresa, potrebbe essere questa la via per accrescere efficienza ed efficacia di tutte le azioni di ogni [...]

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