La legge per tutelare il Made in Italy tra difesa del marchio e l’esempio di Apple
dicembre 11, 2009 by Italo
E’ passata alla Camera come ne dà notizia anche il Corriere.
Stiamo parlando della proposta di legge sulla tutela del Made in Italy.
Dal nuovo sito della Camera si comunica che la proposta legge, che ora dovrà passare al Senato, reca, tra le altre cose, “disposizioni in materia di riconoscibilità e tutela dei prodotti italiani” ed “è incentrato sulla commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri.
In particolare, il provvedimento è volto ad assicurare la tracciabilità dei prodotti di tali settori, introducendo un sistema di etichettatura obbligatoria che evidenzi il luogo di origine di ciascuna delle fasi di lavorazione.
Inoltre si consente l’uso della denominazione «Made in Italy» esclusivamente per i prodotti dei suindicati settori le cui fasi di lavorazione, come individuate dallo stesso provvedimento, abbiano avuto luogo prevalentemente nel territorio italiano“.
Già avevamo trattato ovviamente il tema: sono numerose le aziende a capitale italiano che producono parte dei loro prodotti all’estero, e non possiamo dimenticare che le imprese italiane si muovono in un contesto mondiale con nuove “condizioni di competitività imposte dall’introduzione dell’euro, dall’emergere di nuove economie e nuovi Paesi in diretta concorrenza con le attività tipiche del made in Italy” (da qui) .
La filiera produttiva di molte aziende, sopratutto nel mondo della moda, oramai è dislocata su più territori e una difesa oltranzista del marchio può apparire anacronistica di fronte alla globalizzazione dei mercati, a maggior ragione di fronte ad aziende che, vendendo in tutto il mondo, devono presidiare nuovi mercati.
Altrettanto vero è che non è possibile abusare del brand made in Italy: gli esempi di contraffazione e di abuso del marchio sinonimo di buon design, di gusto e di qualità , sono sotto gli occhi di tutti.
Sul tema eravamo già intervenuti anche intervistando due protagonisti del tessile “italiano” prodotto in parte in Slovacchia: vi riproponiamo un piccola video intervista a Marisa Pavanò a cui avevamo chiesto una definizione di Made in Italy, che, alla luce della sua esperienza pluriennale sia in Italia che in Slovacchia, così sintetizzava:
Anche per questa risposta ci eravamo appellati all’esempio della Apple che su ogni I-Phone scrive “designed in California, assembled in China” perchè crediamo che il valore del marchio italiano sia nella cultura del progetto, nell’arte del fare in un certo modo.
Noi, come italiani, non abbiamo un modello produttivo da esportare, è evidente: ma, citando per esempio il riposizionamento della FIAT, non è banale dire che puntare sull’idea di italianità , senza per questo dover produrre tutto in Italia, è senz’altro vincente, senza dimenticare la trasparenza.
Non a caso la FIAT è ora diretta da Marchionne, un italiano nato all’estero, italico direbbe Bassetti, il nostro Steve Jobs come ci siamo divertiti a chiamarlo.
Ma forse non è la la cultura del lavoro il vero perno dell’italian way? Qui avevamo raccolto le risposte di 6 imprenditori che, in qualche modo, indicano un nuovo sistema di valori, questi sì “Made in Italy“.
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