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Il festival delle città impresa

aprile 3, 2009 by Italo 

“Un Festival delle città impresa, perché la città torni a diventare impresa e l’impresa torni a essere città. Al centro dell’attenzione cinque centri urbani di media e piccola grandezza, capoluoghi simbolo della trasformazione industriale avvenuta negli scorsi decenni e oggi modelli rappresentativi di un sistema, come quello nordestino, in costante movimento perché luogo di sperimentazione.

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E’ questo il senso del Festival, evento organizzato e promosso da Nordesteuropa e dal Corriere della Sera: tornare a riflettere sui temi legati alle trasformazioni del tessuto economico di questi territori e sulla rivoluzione del rapporto città-impresa, che con l’affermarsi di una economia della conoscenza e dei servizi, sta imponendo un cambio di paradigma nel rapporto tra impresa e territorio”.

Ecco la presentazione del Festival “Città Impresa”: da ieri e fino al 5 nel cuore del Nord Est. Di seguito una sintesi della presentazione di Rullani, docente di Economia della Conoscenza all’Università di Venezia.

“Ci sono almeno tre ragioni che danno all’innovazione questo significato di imperativo sociale, non solo individuale:

1. bisogna passare dall’innovazione di quantità (più volumi, maggiore produttività fisica) all’innovazione di qualità, che crea valore agendo sui significati, sulle esperienze, sulle identità e sui servizi forniti agli utilizzatori. Poiché le quantità si stanno sempre più spostando nei paesi low cost, è alla qualità che dobbiamo affidare il compito di mantenere un ragionevole equilibrio, nel mondo, tra paesi che hanno livelli di costo così differenti. Imparare a fare innovazione di qualità, e a tradurla in valore che il cliente è disposto a pagare, è dunque una sfida non solo per le imprese, ma per gestire in modo ragionevole la convergenza dei paesi emergenti verso livelli di consumo e di produttività sempre più vicini ai nostri;

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2. l’innovazione è inoltre chiamata a disincagliare la modernità dalle numerose cause di insostenibilità che oggi stanno bloccando al crescita nei paesi ricchi, prima di tutto, ma in prospettiva un po’ in tutto il pianeta. Lo sviluppo dei prossimi anni deve dunque misurarsi – con l’innovazione, non solo con le prediche o i vincoli – con la necessità di recuperare la sostenibilità della crescita di fronte alla scarsità del petrolio e delle altre materie prime, e alla pressione sempre maggiore che la produzione e il consumo di massa esercitano sugli ecosistemi locali e planetari. Ma le cause dell’insostenibilità non si limitano agli equilibri ambientali. Bisogna infatti anche correggere la perdita di senso che ormai il lavoro e il consumo subiscono nei paesi ad alto reddito. Recuperare le ragioni per cui si lavora e per cui si consuma richiede innovazioni negli stili di vita e nei modelli di produzione che coinvolgano, ridando fiato alla passione di pensare e fare le cose che si fanno. Infine, bisogna impedire che i circuiti di condivisione e propagazione deal conoscenza collassino per la perdita di controllo che stiamo registrando sugli usi della conoscenza diffusa (pirateria, non rispetto delle tutele proprietarie, comportamenti opportunistici che inducono reazioni di chiusura). Anche su questo versante, più che inventarsi regole sempre più restrittive e sempre meno applicabili, bisognerebbe pensare ad innovare, studiando forme di organizzazione sociale (a rete) che consentano di condividere la conoscenza a scala sempre maggiore, senza perderne il controllo, come invece accade quando ci si affida semplicemente al mercato.

3. Infine l’innovazione è il modo con cui possiamo utilizzare la grande energia dell’intelligenza distribuita che oggi sta emergendo grazie ad Internet e al web 2.0. Sempre di più la rete facilita l’accesso della periferia e dei piccoli alla conoscenza che una volta era riservata al centro e alle grandi organizzazioni che lo presidiano. La creatività che in questo modo viene messa in campo non è più quella di qualche élite di super-esperti, ma direttamente quella dei tanti innovatori potenziali che si trovano immersi nel sistema produttivo e di consumo. Ciascuno di essi può entrare in contatto con altri, che sono co-interessati ad un tipo di problema simile, e può proporre le sue idee, mettendo in moto filiere dell’innovazione che possono contare sugli effetti moltiplicativi della rete, con cui raggiungere i users nel mondo.
Persone, imprese, territori possono partecipare allo sviluppo di queste nuove onde di elaborazione e sperimentazione collettiva del nuovo (qualità, sostenibilità, intelligenza distribuita)”.

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