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PricewaterhouseCoopers in video: la Slovacchia finanzia le PMI su innovazione, competitività e crescita economica

marzo 12, 2010 by Italo 

pricewaterhousecoopers

L’innovazione e la tecnologia avanzata diventano un settore con occasioni anche per piccole e medie imprese.

Le nuove opportunità sono legate al programma “Innovazione, competitività e crescita economica”, voluto dal Ministero dell’Economia Slovacco che ha istituito l’agenzia speciale “Ente Slovacco per l’innovazione e l’energia” per amministrarne i fondi.

Ce ne parla Lenka Bartoňová, Tax and Legal Services Manager di PwC Slovakia (che già ci aveva portato buone notizie con il bando della Social Implementation Agency) in questo settimo buletin Tax & Legal Alert di PwC Slovakia.

A seconda dalla regione territoriale in cui investe l’impresa cambiano i costi minimi di investimento: si passa dal 50% nelle regioni orientali della Slovacchia al 40% per quelle centrali ed occidentali, esclusa la regione di Bratislava. Il minimo aiuto statale che può essere erogato per tali progetti è pari a 60 mila euro mentre il valore massimo dell’aiuto statale per un progetto presentato da una società non deve superare i 6 milioni.

Le domande devono essere depositate entro il 26 aprile attraverso il sistema elettronico chiamato “IDMS” e in forma cartacea.

Quando le risorse vengono acquisite la società deve fornire relazioni all’Ente Slovacco seguite da documentationi specifiche. PwC è in grado supportare le società nella stesura di tali relazioni al fine di evitare ritardi nella ricezione dei fondi dovuti alle imprecisioni e agli errori nei rapporti.

Per saperne di più rimandiamo ai video. Queste le domande:

Sono supportate le innovazioni in Slovacchia? Ci sono dei sussidi disponibili per il supporto all’innovazione?

Ci sono fondi europei a disposizione delle imprese private per l’innovazione e lo sviluppo di tecnologie avanzate? C’è un bando per le piccole e medie imprese?

Quali sono i costi minimi di investimento ammissibili?

Qual è il termine ultimoper presentare le domande?

Come si avvia il progetto e come si ricevono i fondi dall’autoritù pubblica competente?

Per la visualizzazione dei sottotitoli in italiano:

sub

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Il nuovo ambientalismo è nucleare?

marzo 11, 2010 by Italo 

Al dibattito sull’energia, si aggiungono due voci che si contraddistinguono per l’autorevolezza.

Prima uno degli storici fondatori di Greenpeace, Patrick Moore, e successivamente lo scrittore McEwan: entrambe ambientalisti storici, entrambe pro nucleare.

Quali sono i motivi di questo cambio di vista? Come si può essere ambiantalisti e pronucleare?

Le posizioni, viste dall’Italia, sembrano inconciliabili e magari frutto di manipolazioni propagandistiche.

E se invece ci trovassimo di fronte ad argomentazione valide e supportate da dati?

Ecco alcune osservazioni di Patrick Moore, che prendiamo dal  blog di Chicco Testa:

Il nucleare civile è tra le più importanti tecnologie energetiche per ridurre l’uso di combustibili fossili, per fermare l’inquinamento e impedire ulteriori immissioni di gas serra  nell’atmosfera. E’ evidente che il nucleare sta vivendo una fase di crescita: ci sono oltre cinquanta reattori in corso di costruzione nel mondo, venti nella sola Cina che sta svolgendo un ruolo di apripista”.

Effettivamente uno degli ostacoli alla costruzione di nuovi impianti nucleari è l’elevata intensità di capitale di questi progetti.

E’ più costoso che costruire una centrale a gas o a carbone. Ma una volta costruite diventano una fonte molto economica di generazione di elettricità. Siccome l’uranio rappresenta  solo una piccola incidenza sui costi operativi, il prezzo del kilowattora nucleare non sarà soggetto a oscillazioni come invece è il caso per il gas o il petrolio. Quindi, sì l’aspetto economico costituisce un nodo ma superabile. In funzione un impianto nucleare produce energia a basso costo per 60-80 anni.

Un altro problema è la paura delle radiazioni.

Però è un allarme irrazionale che non ha riscontro nella realtà. Nessuno è mai stato ferito dall’uso dei reattori o dai rifiuti prodotti da essi. Quello che la gente chiama scorie ma che, in  pratica, è una riserva di energia per il futuro che dovrebbe essere  preziosamente custodita affinché si possa riutilizzarla fra qualche tempo.

La fobia radioattiva è un problema cruciale. Il sole, per esempio, emette radiazioni nucleari, perciò non dovremmo rimanere esposti troppo a lungo altrimenti ci ustioniamo. Sono le radiazioni a bruciarci. Lo stesso vale per qualsiasi tipo di fonte di radiazioni. Fino a quando non ne riceviamo una dose eccessiva, noi saremo al sicuro. La gente deve imparare a capire che l’equazione radioattività uguale morte è falsa.

Qui, via Guardian, è disponibile l’intervista a McEwan: in questo caso non ci sono dati ma solo una visione che rientra nello stile dello scrittore scozzese: “Non abbiamo un’alternativa che faccia marciare le nostre città una notte d’inverno senza vento. Meglio l’energia nucleare del carbone“.

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Se il Presidente della Repubblica risponde via web…

marzo 10, 2010 by Italo 

Vedere il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispondere,  sul proprio sito web, alle richieste di due semplici cittadini rappresenta un punto di svolta nella comunicazione, non solo istituzionale.

Basta andare sul sito www.quirinale.it/ per notare  “Il Presidente Napolitano risponde ai cittadini”.

Ecco alcuni punti chiave:

  1. Le opinioni dei cittadini hanno una risposta diretta, senza mediazioni dei media
  2. La risposta del Presidente della Repubblica diventa un mezzo che ha un proprio significato: una risposta pubblica è un modo per comunicare a tutti, trasemttendo trasparenza, vicinanza e riconoscimento della validità dell’interlocutore
  3. il web è riconosciuto come luogo adatto per comunicare non più top down ma tra pari

Riporto alcuni stralci di una interessante analisi di Massimo Mantellini:

“Ovviamente esiste una interpretazione meno entusiasmante di eventi simili. Quella secondo la quale il fulcro del problema con le nuove tecnologie di comunicazione sia quello di saperle dominare, piuttosto che utilizzarle con semplicità ed immediatezza. Traduzione: quello di Napolitano è un messaggio esattamente identico a quelli cui eravamo abituati (vale a dire un messaggio verticale che scenda dai piani alti a quelli bassi) ma declinato e pesato per i nuovi strumenti oggi disponibili.

Il secondo aspetto importante di una scelta del genere è che il Quirinale, per lo meno nei confronti dei tanti cittadini che utilizzano la Rete per informarsi, salta il filtro interpretativo dei media. Non li esautora ovviamente dalla possibilità di “utilizzare” le parole del Presidente come meglio credono, ma traccia una linea netta fra informazione ed opinione. Sembra un aspetto poco rilevante ma non lo è: significa ridimensionare una centralità dei mediatori dell’informazione che molto spesso ha in questo Paese declinazioni opache e discutibili. Quello che ha detto il Presidente è raggiungibile all’indirizzo web tal dei tali, chiunque può controllare, il resto è interpretazione”.

“Ma anche in questo caso va osservato che, per esempio in ambito di comunicazione politica, le scelte di entrambi gli schieramenti continuano ad essere spesso scelte convenzionali. È possibile seguire su Internet, visto che ormai è tecnologicamente banale, i comizi dei principali candidati, ma resta difficile se non impossibile ottenere attenzioni individuali, risposte personali a quesiti personali, come invece la Rete consentirebbe.

Molti politici in eccitazione da prossime elezioni sbarcano su Twitter o su Facebook, ma nella grande maggioranza dei casi lasciano dietro la tastiera uno stagista oppure, nel migliore dei casi, appaltano a una società di esperti il servizio. Nei casi di maggiore onesta dietro ai messaggi politici verso la Rete c’è un impersonale Noi, negli altri c’è un Io fittizio e un po’ ridicolo e comunque incapace di qualsiasi feedback autentico.”

“Per questa ragione la scelta del Presidente della Repubblica va accolta con l’entusiasmo un po’ ingenuo che riserviamo alle belle novità. Perché racconta di una Rete nella quale, a dispetto dei santi, il tono e il punto di vista della singola persona vale assai di più di qualsiasi misurato e professionale comunicato stampa. Una misura ed una professionalità delle quali ormai non sappiamo più che farcene”.

Certo non siamo ancora al livello americano, come riporta Gigi Cogo, in cui l’uso dei social media è oramai acettato e diffuso.

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Qui un breve riepilogo in progress sull’uso di twitter da parte dei politici italiani.

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La “gloriosa” Lucchini diventa russa

marzo 9, 2010 by Italo 

“Se si dovesse trovare un titolo al triste epilogo della parabola della gloriosa siderorgia privata italiana, forse non ce ne sarebbe uno più azzeccato: alla Russia con dolore.
Con la cessione dell’ultimo 2o% rimasto in mano alla famiglia, la gloriosa Lucchini è diventata al 100% di proprietà del colosso moscovita Severstal.

“Se si dovesse trovare un titolo al triste epilogo della parabola della gloriosa siderurgia privata italiana, forse non ce ne sarebbe uno più azzeccato: alla Russia con dolore.

Con la cessione dell’ultimo 2o% rimasto in mano alla famiglia, la gloriosa Lucchini è diventata al 100% di proprietà del colosso moscovita Severstal.

http://www.cittadinirovereto.it/diario/wp-content/uploads/2008/12/acciaierie.jpg

Questo l’incipit dell’articolo di Massimo Giannini, dalle pagine di La Repubblica, inserto “Affari e Finanza” mentre queste sono le sue conclusioni:

“Ora ci sarà da rilettere sui limiti del nostro capitalismo familistico, in cui i figli quasi mai si dimostrano in grado di difendere il solco tracciato dai padri.

E ci sarà da recriminare a fondo su una recessione mondiale che ha colpito senza pietà l’hardpower delle economie produttive.

Ma nel caso specifico la vicenda Lucchini è anche il drammatico paradigma di un Paese che si sta lentamente impoverendo per totale mancanza di una politica industriale.

C’è stato un tempo in cui, oltre alla chimica, all’informatica, all’impiantistica, all’alimentare, esisteva una rinomata tradizione dell’acciaio italiano. Privato (quello dei Riva e del mitico Luigi Lucchini, ribattezzato il re del tondino ) e pubblico (quello della grande Fiosider). Ora, anche qui, non c’è quasi più nulla. Ecco cosa intendiamo, a dispetto delle false rassicurazioni governative, quando cootinuiamo a ripetere che da questa crisi uscirà un’italia pù povera”.

Qui tutto l’articolo.

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Una nuova mappa per la valorizzare la nostra community: quando la trasparenza aumenta la competitività

marzo 8, 2010 by Italo 

Da pochi giorni è attiva una nuova modalità per visualizzare gli associati alla Camera di Commercio Italo Slovacca.

mappa

Si tratta di un progetto che punta a valorizzare, grazie al GeoCMS delle tecnologie Google, la nostra comunità: la piattaforma è di facile accesso e permette di visualizzare gli associati, il loro settore merceologico, i recapiti telefonici e su web, l‘indirizzo e l’esatta ubicazione geografica.

Crediamo fermamente che l’uso di tecnologie di facile accesso possa migliorare la competitività di ciascun associato: la mappa e la visualizzazione della comunità è un passo importante che pone la Camera di Commercio Italo Slovacca e quindi tutti gli associati, al passo con i tempi.

GeoCMS

Quante Camere di Commercio pubblicano la lista dei propri associati in modo così accessibile? Quante Camere di Commercio usano tecnologie di questo tipo?

Il cammino è lungo ma crediamo che la trasparenza, oltre ad essere un valore in sè, porti ad ognuno degli associati un plus valore: si tratta di geomarketing cioè “un approccio di marketing che utilizza le informazioni riferite al territorio (dati georeferenziati) per analizzare, pianificare e implementare le attività di marketing. La conoscenza del territorio è finalizzata a rendere più efficaci ed efficienti le decisioni e le attività di comunicazione, vendita, distribuzione e servizio ai clienti.”.

Ma oltre a poter essere trovati facilmente è chiaramente un’occasione per aumentare le reputazione perchè essere parte di una comunità che innova, che utilizza nuove modalità di comunicazione e di business,  aumenta la competitività.

Come dicevamo venerdì, il web, e la tecnologia in generale, deve essere messo a disposizione agli “uomini del fare”: questa mappa è parte di questo progetto che parla di accessibilità, comunicazione e business.

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Cosa vorrebbe trovare un imprenditore sulla prossima generazione di device mobili?

marzo 5, 2010 by Italo 

Nick Bilton, Lead Technology Writer/Reporter per il The New York Times Bits Blog, stila la sua classifica di desiderata per la prossima generazione di device mobili.

I suoi sei desideri sono tutti molto vicini alla fattibilità e vanno dalla possibilità di fare video conferenze via cellulare ai sensori biometrici integrati, dalla possibilità di comunicare tra il dispositivo mobile e i vari apparecchi elettronici alla batteria rispettosa dell’ambiente, dalla scomparsa totale dei fili (il cavo usb per il trasferimento dati è ancora una realtà) al proiettore incluso nel cellulare.

mobile-projector

La valutazione sulle prime 10 aree d’interesse del mobile nei prossimi anni, da qui al 2012, fatta da Gartner, affermata società del settore, si concentra invece sulle applicazioni per i device mobili.

Le prossime opportunità nel campo della telefonia saranno i money transfer, le applicazioni basate sulla nostra posizione fisica, i motori di ricerca sviluppati in funzione della fruizione mobile,  il monitoraggio di aspetti legati alla salute a distanza o il pagamento usando il cellulare al posto della carta di credito.

Come queste caratteristiche ed applicazioni si riveleranno utili per gli “uomini del fare”?

Riusciamo ad immaginare una reale applicazione?

Con un minimo di fantasia immagiamo un possibile scenario: un imprenditore segue la presentazione di un interessante investimento per un impianto fotovoltaico proiettata dal telefonino sul tavolino di un bar. Da un semplice incontro nasce la possibilità di un progetto.

Il progetto gli piace, ma deve prima consultarsi con i suoi soci di affari. Si discute sul da farsi, si fanno video conferenze: l’impianto è da costruire su un terreno periferico in Slovacchia.

Decidono che la cosa migliore è vedere di persona di cosa si tratta. Pagato il conto via mobile l’imprenditore sale su un taxi  e nel frattempo acquista un biglietto per il primo aereo per Bratislava. Una veloce scansione biometrica riconosce i suoi dati e gli evita di dover perdere tempo per la prenotazione.

Alcune ore dopo, arrivati sul luogo dell’installazione, il dispositivo dell’imprendore individua la sua posizione e scopre, grazie alla mappa della Camera di Commercio Italo-Slovacca, la presenza di alcuni possibili fornitori per il progetto. L’affare si può fare.

Ovviamente, al ritorno a casa il nostro eroe avrà una serie di capogiri, quindi consulterà il suo medico via web il quale lo rassicurerà poichè i suoi capogiri sono dovuti allo stress della giornata.

Avveniristica e certamente poco reale, questa storia vuole solo dare un’idea dei cambiamenti che la tecnologia mobile può portare alla gestione dei progetti futuri.

Da qui e qui.

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Giovani talenti emigrati

marzo 4, 2010 by Italo 

Quanti, nella nostra comunità di riferimento, si sentono dei giovani talenti emigrati?

Giovani-talenti

Di imprenditori e professionisti italiani redidenti in Slovacchia ce ne sono parecchi e basta partecipare ad uno dei nostri incontri per vedere che di facce giovani ce ne sono parecchie.

Per questo crediamo che questa opportunità possa essere interessante: si tratta di partecipare ad una trasmissione, “Giovani Talenti” dedicata alle storie di giovani professionisti italiani, under 40, emigrati alla ricerca di migliori opportunità professionali.

Il Responsabile è Sergio Nava, Giornalista di Radio24 ed autore del blog “La Fuga dei Talenti “che da gennaio conduce la trasmissione: “un modo per indagare sul fenomeno della nuova emigrazione, investigando le cause profonde che portano migliaia di nostri connazionali a lasciare l’Italia “.

“Riteniamo possa essere una rilevante opportunità per raccontare la propria storia nonchè per dare il nostro contributo nell’analisi dei problemi del nostro paese “.

Per partecipare e avere informazioni qui.

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Nuovi modi di raccontare l’impresa tra locale e globale

marzo 3, 2010 by Italo 

“Il comparto calzaturiero dell’area tra Padova e Venezia ospita 725 aziende, con 12.300 addetti al settore, con un fatturato, nel 2008, di 1,93 miliardi di euro, di cui il 90% destinato all’export. Sono state prodotte 21,8 milioni di paia di calzature”.

E’ la Riviera del Brenta ad essere il soggetto di questo storytelling collettivo che è parte integrante del mondo imprenditoriale del profondo Nord-Est che ancora troppo poco si racconta.

“Una tradizione creata da pionieri intraprendenti e coraggiosi che hanno trasformato una delle zone più depresse del veneto in un distretto leader delle calzature made in Italy“.

Queste storie, che parlano di territorio, di storia, di persone, cultura e lavoro  sono racchiuse nel volume “Racconti d’impresa. I calzaturieri del Brenta tra locale e globale” di Giovanniluigi Fontana, Giorgio Riello, Francesco Jori, Silvano Bressanin.

Dal mastro che nella sua bottega artigianale insegnava l’arte agli apprendisti fino all’imprenditore che innesta l’innovazione nella tradizione, in equilibrio fra il radicamento locale e la competizione globale. Ancor oggi, nonostante i processi produttivi moderni, il settore mantiene una forte natura artigianale”.

Gli ingredienti coniugano artigianato e industria, nascono in un tessuto sociale coeso, “dove dare una mano non è uno slogan, ma qualcosa di innato“: dal Settecento ad oggi, il vissuto imprenditoriale di questo tipico distretto all’italiana “permette di entrare nella dimensione umana, sociale e familiare profonda del -capitalismo diffuso- del Nord-Est e di comprendere le ragioni del suo successo sullo sfondo delle trasformazioni di un settore che ha saputo innestare l’innovazione sulla tradizione e rafforzare il suo vantaggio competitivo all’insegna dello stile e della qualità, in uno straordinario equilibrio tra radicamento locale e competizione globale“.

Da qui e qui.


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La diretta dall’Euro Tour – Gourmet’s Italia a Bratislava

marzo 2, 2010 by Italo 

La diretta dal Merano International WineFestival & Culinaria è finita: a breve pubblicheremo le foto e le interviste agli organizzatori ed espositori.

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Mentre l’Italia rischia di perdere Fondi Strutturali, ecco le opportunità in Slovacchia

marzo 2, 2010 by Italo 

Da Bruxelles prendiamo le briciole” aveva denunciato Prodi poco tempo fa e giornalettismo.com ribadisce con approfondimento dal titolo provocatorio: “Italia, svegliati: i soldi di Bruxelles sono a rischio!“.

I soldi a rischio di cui si parla nell’articolo sono i fondi strutturali europei, che in Italia si spendono troppo lentamente e che quindi rischiano di non essere spesi tutti: “E l’Europa potrebbe riprenderseli“.

giornalettismo-fondi-strutturali

L’allarme, prosegue l’autore dell’articolo, “è stato lanciato da un gruppo di eurodeputati di tutti gli schieramenti politici dopo l’incontro con Michele Oasca Raymondo, Direttore Generale Commissione Europea per la Politica Regionale, per discutere dello stato di attuazione della programmazione dei fondi strutturali 2007-2013“.

All’interessante dibattito vogliamo aggiungere le testimonianze e i suggerimenti, già pubblicati su questo blog, di chi con i fondi strutturali ha già lavorato e sta ancora lavorando: è il caso dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero che qui a Bratislava ha aperto uno sportello apposito per i fondi strutturali europei. Per il periodo 2007-2013 in Slovacchia sono stati stanziati 11,3 miliardi di euro contro i 28,8 miliardi di fondi strutturali destinati all’Italia.

Il fatto che la Slovacchia abbia meno di un decimo della popolazione e la metà degli investimenti in fondi strutturali rispetto all’Italia fa intuire la necessità di fornitori anche stranieri per poter portare a termine i progetti finanziati.

Se le imprese italiane sono svantaggiate in patria dai lunghi tempi della burocrazia, in Slovacchia si è più veloci nell’assegnare i fondi.

Le imprese italiane possono scegliere se partecipare al bando in maniera diretta, realizzando cioè un progetto con un’azienda Slovacca, o in maniera indiretta, e quindi come subfornitori di beneficiari che si sono aggiudicate le gare di appalto.

La Finest S.p.A., finanziaria per l’Est Europa, vanta un vasto knowledge sui fondi strutturali in patria. Paolo Perin suggerisce alle imprese di essere più progettuali: “gli imprenditori devono cominciare a capire che se il progetto è serio ha la possibilità di usufruire dei fondi strutturali europei, se il progetto è meramente speculativo è un fallimento” perché “l’investimento deve essere comunque fatto e quindi il fondo struttale è un di più: un secondo strumento che andrebbe poi a dimezzare di oltre il 50% l’investimento“.

Per avere un esempio di bando per un fondo strutturale europeo in Slovacchia ripubblichiamo qui sotto un bando segnalato nel Tax&Legal Allert di PwC Slovacchia di Gennaio:

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